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[Introspettiva] PlayStation Portable Go N1000
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Messaggio #1 messaggio Tuesday 21 September 2010 - 21:25


I nostri più sentiti ringraziamenti vanno a Globaltecno per l'unità utilizzata nei test di questa recensione.

Il parco macchine Sony è, da un decennio a questa parte, pressochè sinonimo di videogiocare: in ogni parte del mondo, a qualsiasi persona si chieda, il nome PlayStation è sempre ed inevitabilmente associato all'idea stessa del sedersi comodamente sul proprio divano e trascorrere un'oretta tranquilla immersi nei mondi creati dalle fervide menti degli sviluppatori. Con le prime due iterazioni della sua macchina casalinga, il brand del "triangolo-quadrato-croce-cerchio" ha raggiunto traguardi secondi solo a mostri sacri del settore, un nome fra tutti GameBoy.
E forse proprio il non essere paga di quanto già ottenuto ha spinto la casa nipponica ad andare oltre, aggredendo proprio il mercato delle console da gioco portatili da sostanzialmente sempre feudo di Nintendo, che su di esso regnava sovrana anche dopo i flop disastrosi dell'era post-SNES: concentrando alta tecnologia e potenza di calcolo in 17x7,5 centimetri e dandogli l'ora conosciutissimo nome di PlayStation Portable o, in breve, PSP.

Da quel lontano 12 Dicembre 2004, davvero molta acqua è passata sotto i ponti, raccontando una storia ricca di successi per il mostro di potenza creato da Sony, ma anche di fiaschi clamorosi (i lettori converranno che alcuni "scivoloni" dei capoccia Sony sono oramai a dir poco epocali) e di una continua rincorsa a quello sfuggente Nintendo DS che di cedere lo scettro proprio non ha voglia, neanche dopo ben due restyling - Slim & Lite nel 2007, "Brite" nel 2008 - e tante funzioni aggiuntive. Pesante è stato anche lo scotto pagato per via della feroce opposizione alla scena underground mondiale, con un vero e proprio rimpiattino fra ingegneri ed hacker per bloccare/sbloccare l'accesso completo alla macchina, con in mezzo naturalmente i pirati che calpestavano scopi ed ideali di entrambe le fazioni. Non ci spingeremo oltre nel giudicare la performance del brand PlayStation, mentre vera protagonista di questo articolo sarà la terza revisione del portatile PSP, portatrice di una visione tanto classica quanto nuova del videogioco secondo Sony: parliamo ovviamente della PlayStation Portable Go, oramai giunta al suo primo compleanno e con un suo ben definito posto nel panorama videoludico.
E' stata vera gloria? Il nuovo modello di distribuzione dei contenuti esclusivamente online è davvero il futuro dell'industria o la casa nipponica ha preso una colossale sbandata? Trecentosessantacinque giorni dopo, siamo qui per offrire il nostro verdetto sul "nuovo corso" che la console ha, almeno in teoria, inaugurato. In tutto naturalmente in esclusiva per i lettori di GoPSP.it
Buona lettura!

Introduzione & Caratteristiche


La PlayStation Portable Go! è stata annunciata il 2 giugno 2009 in occasione della manifestazione losangelina dell'E3, una delle più importanti al mondo, e giustamente definita "il segreto peggio mantenuto dell'industria" per via della diligente opera di divulgazione da parte di talpe e blog online a tema. Per più di un motivo, tutti gli astanti sono rimasti notevolmente sorpresi al momento dell'annuncio, sia per la particolarissima estetica qui sopra visibile che per altri dettagli decisamente meno triviali.
Come di consueto dunque, vediamo cosa offre di preciso sul piano tecnico questa macchina, così come riportato da Sony nella documentazione fornita a giornalisti e rivenditori e qui di seguito riassunto:

CITAZIONE
  • Nome: PlayStation Portable Go!
  • Generazione: settima
  • CPU: MIPS@333Mhz
  • RAM: 64Mbytes
  • Memoria: 16 Gbyte di memoria flash interna, supporto a schede di memoria Memory Stick Micro M2
  • Schermo: singolo TFT LCD da 3,25"
  • Periferiche di input: D-Pad, pulsantiera a 8 tasti (4 face buttons, 2 dorsali, START-SELECT), analog hub
  • Batteria: 3,7v CC agli ioni di litio (LiOn), 930mAh, non rimovibile (ufficialmente)
  • Connettività: WEP, WPA, WPA2 (sia TKIP che AES), Bluetooth 2.1 con EDR, USB (connettore proprietario)

A questo, si aggiungono i consueti dati di circostanza su come la PSP Go (da ora in avanti Go) sia più piccola del 35% e più leggera del 16% rispetto alla già compatta PSP-3000, ma si suppone questo venga da sè, se si considera il particolare form factor.
Già, il design: questo spicca immediatamente fra tutti i vari tecnicismi: addio al caro vecchio mattoncino allungato, ecco una curiosa console a scorrimento, che ricorda molto da vicino cellulari e palmari piuttosto che macchine da intrattenimento, ma se Nintendo ha introdotto un design "a portacipria" col suo GBA SP, non vi è da stupirsi troppo. E dunque, probabilmente facendosi ispirare dal MyLO prodotto da Sony stessa, ecco che lo schermo occupa la metà superiore, sotto cui la pulsantiera di controllo è nascosta con ogni suo elemento accolto in infossature circolari della scocca, dettagli su cui torneremo nel corso dell'articolo.

Tornando invece al comparto tecnico, notiamo subito che i cambiamenti, proprio come nel Nintendo DSi uscito quasi un anno fa, vi è un precario equilibrio di aggiunte e rimozioni, oppure di nulla di fatto - ne sono esempio il processore e la RAM, che rimangono invariati rispetto alle altre componenti della famiglia PSP, così come il sistema di controllo che non considera le invocazioni dei giocatori e non include il tanto desiderato secondo stick analogico. A fare la loro comparsa sul portatile invece sono le possibilità di interazione con altro hardware garantite dalla radio Bluetooth, compatibile col recentissimo standard 2.1 EDR (Enhanced Data Rate) e già predisposta alla connessione con cellulari, cuffie/auricolari nonchè con la Playstation 3 e controller DualShock 3, infine una generosa memoria flash da ben sedici gigabyte che rende fruibili fin da subito le funzioni multimediali della PSP - inclusa la possibilità di salvare i propri progressi nei giochi, sia chiaro.
E adesso, le cattive notizie: memoria interna tanta, niente UMD. Ebbene si, a fare scalpore fu ed è ancora la natura completamente online della Go, che ripudia il formato tanto voluto proprio da Sony come standard per la distribuzione di "piccoli" contenuti (uno dei clamorosissimi flop di cui nell'introduzione, non diversamente dal vecchio miniDisc); ogni tipo di software andrà acquistato tramite PlayStation Network oppure appositi codici venduti in negozio da redimere tramite il menzionato servizio, essenzialmente tagliando fuori tutti coloro che ora vedranno nella loro immensa collezione di giochi solo costosi fermalibri. Altra nota dolente è la riduzione di mezzo pollice della diagonale dello schermo, ma nulla in confronto a note a nostro avviso ben più amare come la batteria non rimovibile (e di capacità inferiore, da 1200 portata a solo 930mAh) e soprattutto il nuovo connettore multifunzione: proprio come i giochi, sarà ora possibile destinare ad usi alternativi tutta la cavetteria PSP in proprio possesso, dato che andrà acquistata ex-novo per essere utilizzabile con la porta presente lungo il margine inferiore della console. E no, sin da ora non reputiamo l'accorpare insieme uscita A/V, USB e ingresso alimentazione una ragione plausibile.
A chiudere la parata delle novità il prezzo di lancio: 249,99€ nella grande distribuzione, al netto di offerte speciali di sorta. Inutile dire che i più hanno avuto un flashback di Ken Kutaragi al lancio della PS3. Il tempo ha dato loro ragione vedendo la nuova nata di Sony discendere vertiginosamente di prezzo sin sotto la soglia dei 200 bigliettoni.

Come è tradizione per le nostre recensioni ed i nostri articoli, l'approccio che utilizzeremo sarà di massimo rigore: al contrario dei testi circolanti in Rete o sulle riviste patinate, è nostra intenzione dare una visione il più possibile precisa ed accurata sulla macchina, esaminando con una dovizia di particolari vicina alla pignoleria e senza preoccuparci di essere brutalmente onesti, se necessario. Il nostro scopo è porre sotto la lente di ingrandimento ogni dettaglio, dal più triviale al più importante di modo tale che sia il lettore a formulare il proprio giudizio sulla console, non noi, sebbene terremo in attenta considerazione tutti i più recenti sviluppi e della scena hacking e del panorama mondiale dell'e-entertainment.
Per i test, adopereremo una PlayStation Portable Go! mod. N-1004 PB proveniente dal primo batch di unità consegnate sul suolo italiano e dunque pienamente considerabile una console day-one; di nuovo sottolineiamo che è compito del lettore pronunciare il giudizio finale, che in questa recensione non verrà fornito.

Ma ora, andiamo a cominciare.


--------------------
Just keep tryin'
Keep on flyin'
I will be the light...

- from Last Exile: Cloud Age Symphony -


Togisumasareta tsume wo hate ima kagayaku tame ni sono kiba wo muke...
Shiren wa norikoerarenai hito ni osoikakari wa shinai!

- from Megaman X8: Wild Fang -


Se il mio PSN-ID è vuoto, non supponete io sia un nintendaro. Il MegaDrive continua a rullare.



Pensieri sparsi su tutto e tutti, DS compreso - The SoulForge

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Messaggio #2 messaggio Tuesday 21 September 2010 - 21:26
Primo Contatto




Come sempre, i ragazzi di GlobalTecno sono stati assolutamente impeccabili: neanche due giorni dopo l'uscita nei negozi, ecco un aitante giovane in tuta arancione affacciarsi al portone della Redazione e consegnarci la voluminosa busta in plastica contenente il campione che andremo ad esaminare nel prosieguo di questo articolo. Data l'alta tecnologia da sempre vanto della linea PSP, non deve stupire se, rimosso l'involucro, troviamo una seconda busta in cartone foderato, a sua volta contenente un robusto ed accurato avvolgimento di plastica a bolle. Abbandonate (a malincuore) le nostre fidate forbici, andiamo con la massima delicatezza a rimuovere il nastro adesivo e, finalmente, a liberare la nostra PlayStation Portable Go.


Non possiamo certo dire che Sony abbia tradito le sue stesse tradizioni: pur utilizzando il nuovo impianto grafico introdotto con la PlayStation 3 Slim, in perfetta linea col passato è invece la forma della confezione: un compattissimo scatolotto da 17x13,8x8,5cm di dimensione e dal notevole peso di circa 510 grammi, sempre realizzato col buon vecchio cartoncino lucido che abbiamo già visto nei precedenti modelli, che di contro vedevano imballi più sottili e slanciati (salvo le infinite edizioni speciali); fin da ora possiamo sottolineare un evidente senso di cura e solidità, ma andiamo avanti.


Osserviamo con maggiore attenzione la scatola, stampata su ogni suo lato, iniziando dal fronte e dal retro che abbiamo qui mostrato in fotografia.
Sul fronte campeggia, logicamente, la PSP Go in tutta la sua bellezza: come abbiamo già detto, l'impostazione grafica complessiva è quella oramai adottata su tutti i prodotti gaming di Sony, ove la console appare nella sua configurazione "aperta" e con una schermata dimostrativa del sistema operativo, mentre lo sfondo è un bianco candido attraversato da una banda decorata con l'elegante disegno "ad onde" tipico della Xross Media Bar (XMB), ovvero l'interfaccia utente proprietaria di Sony. Il contrasto cromatico fra sfondo e tonalità di blu-viola accentuano ulteriormente un senso complessivo di pulizia e finezza, pur mantenendo l'essenzialità delle informazioni fornite; gli angoli superiori presentano l'immancabile logo SONY ed il monogramma PlayStation (che, vi anticipiamo già non senza una certa dose di ironia, sono ripetuti ovunque sia disponibile un centimetro di spazio vuoto), mentre lungo il margine inferiore sono allineati il nome della console - che, curiosamente, viene capitalizzata come PSP go - in caratteri cubitali, il logo del PlayStation Network su cui effettivamente questo apparecchio si fonda come vedremo, infine viene ricordata la generosissima quantità di spazio concessa all'utente rispetto ai modelli precedenti ed alla concorrenza: 16Gbytes. A tutto dire, la poesia viene rovinata dal solito "pasticcio pubblicitario", costituito da un piccolo box violaceo dove, in cinque lingue (!), viene decantato essere "Il sistema PSP© più piccolo e leggero mai realizzato" (sic). Si, anche questo in fondo è Sony.

Passando invece al retro, si sprofonda tutto sommato nella noia: la livrea completamente bianca è quasi nascosta da una fitta coltre di scritture che noi stessi ammettiamo essere prime candidate a non essere lette una singola volta. Per dovere di cronaca e precisione, tuttavia, andiamo ad esaminarle: dall'angolo superiore sinistro procedendo verso il basso, troviamo innanzitutto l'elenco del contenuto della confezione, che anticipiamo non comprendere il cavo di uscita video che alcuni (come il sottoscritto) invocano venir incluso sin dai tempi della Slim&Lite, seguito poi da una serie di avvertenze in più lingue che, francamente, andrebbero decisamente lette dai potenziali acquirenti. Nella fattispecie, sono segnalati i tre punti che separano una Go da una comune PSP, ovvero l'incompatibilità con gli accessori finora prodotti (di cui discuteremo in seguito), la mancanza del lettore UMD e l'obbligatorietà di disporre di una connessione wireless (WLAN) per ottenere il software di gioco, cosa parzialmente bypassabile con Media Go. Lasciando a dopo i commenti su questi due punti, concludiamo l'esame rilevando le classiche notifiche sull'epilessia ed i problemi di salute potenzialmente connessi con l'utilizzo di apparecchiature da gioco elettronico, le note commerciali - anche se ci chiediamo chi mai intenda "trarre profitto commerciale" o affittare il proprio, costoso sistema PSP - e relative alla disponibilità del PlayStation Network, chiudendo con il logo SCE (Sony Computer Entertainment) e l'indirizzo del minisito dedicato al brand Playstation. A nostra opinione sarebbe stato auspicabile aumentare la dimensione del carattere e/o sottolineare meglio i dettagli di cui sopra, ma se non altro note in legalese e ovvietà assortite sono molto meno invadenti che non sui sistemi Nintendo.


Una brevissima carrellata sui lati destro e sinistro, molto più poveri di informazioni, o almeno di informazioni non pubblicitarie. Se a destra troviamo sostanzialmente una ripetizione dell'impostazione già vista sul fronte, con l'aggiunta nell'angolo inferiore sinistro della dicitura relativa al modello hardware - PSP-N1004 - ed al colore della scocca - nel nostro caso, "PB" ovvero Piano Black - a sinistra continua la celebrazione delle potenzialità del sistema Go, ove notiamo che la mancanza di UMD insieme alla generosissima memoria interna sono usate come bandiera di un modo di vivere l'entertaining elettronico completamente nuovo, tant'è che anche il vecchio motto PSP, "The whole world in your hands" ("Tutto il tuo mondo nelle tue mani") viene aggiornato con un "... and now in your pocket" ("...ed ora nella tua tasca"); sarebbe il caso di segnalare all'ideatore che anche le vecchie PSP entravano comodamente nella tasca dei jeans, ma la cosa ci ha divertito sufficientemente da chiudere un occhio. Tralasciando l'ironia, apprezziamo che sia stata segnalata l'inclusione di Media Go, risposta Sony ad iTunes che permette di sfogliare il catalogo online senza necessariamente dover connettervicisi da una PS3 o PSP: basta inserire il CD in un computer, inserire i propri dati al termine dell'installazione e via, tutto il software del PS Store è a nostra disposizione.


L'esiguo spazio presente sul lato superiore accoglie tutto quanto era prima distribuito o sul lato posteriore o laterale nelle precedenti PSP: parliamo dei necessari loghi che certificano le molte connessioni a disposizione della PSP Go, ovvero (nell'ordine in cui compaiono) l'immancabile Memory Stick nella sua variante micro M2 e sempre con supporto al MagicGate Sony, l'USB in standard 2.0, il protocollo 802.11b per la comunicazione senza fili WiFi, ed infine la grande new entry, ovvero il Bluetooth nella recentissima implementazione 2.1 con EDR. Appena sotto, notiamo monogrammi di scarso interesse, come la certificazione CE o la riciclabilità e fragilità del prodotto, seguiti a ruota da un'ennesima dicitura della livrea della scocca; procedendo ulteriormente verso destra, è possibile notare la regione della console (nel nostro caso, ovviamente Regione 2), i codici modello e il barcode per la gestione di magazzino.
La metà superiore presenta invece, a destra, il grosso adesivo con i codici identificativi univoci dell'unità, necessari ad esempio per le operazioni di assistenza, oltre che l'utile conferma che il sistema di alimentazione è quello relativo alla nostra beneamata corrente alternata a 220v. Spunta anche, nell'angolo a sinistra, la dicitura CEL che prevediamo giocare un ruolo importante in futuro, visto il gioco a rimpiattino che da sempre si instaura fra Sony con le sue revisioni hardware e i guru dell'hacking con i loro Custom Firmware ed inesauribili scorte di exploit. Concludiamo segnalando solo una piccola curiosità, ovvero la lista di stati in cui è concesso usare la nostra PSP Go: no, nemmeno noi riusciamo a comprendere quale male potrebbe fare mai un videogioco, salvo alcune proposte ironiche della Redazione...


Abbiamo già detto che la confezione di questa PSP Go ci risulta alquanto solida, ed in effetti così è: per riuscire a rompere il sigillo sulla linguetta di chiusura lungo il margine inferiore ci è voluta una certa pazienza, per poi finalmente disincastrare l'aletta ed avere accesso al contenuto che qui vi mostriamo.
Ancora, nulla è cambiato dagli imballi delle precedenti PSP, ripresentando un sistema di divisori in cartoncino pieghettato che scandiscono lo spazio interno in un vano inferiore su cui viene mantenuta sospesa la console. Essenziale e pratico, ma forse un pò anacronistico rispetto ad altre soluzioni che abbiamo visto, non per ultima quella del Nintendo DSi.




Ed ecco cosa salta fuori una volta terminato di svuotare l'imballo, ovvero due manuali utente, un plico contenente altra documentazione che andremo ad esaminare a brevissimo, il celebre cavetto USB, relativo adattatore per l'alimentazione di rete, una custodia contenente una versione abbastanza recente di Media Go© ed infine, ovviamente, la nostra PSP Go. Come di consueto, vediamo con maggior dettaglio cosa Sony ha da offrirci.


Iniziamo proprio dal cartaceo, precisamente dai manuali: nella confezione si trovano due corposi volumetti da 118 pagine ciascuno stampati su carta semplice (a dire il vero un pò scadente) con le istruzioni d'uso in quattro lingue accorpate in coppie (inglese/italiano e francese/tedesco rispettivamente). Non possiamo certo eccepire sull'abilità degli addetti alla documentazione di Sony: in cinquantacinque pagine, è concentrato un ottimo percorso che porta il profano alla conoscenza degli elementi più importanti della propria macchina da gioco, fino ovviamente ai passi che gli consentono di approcciare il nuovo sistema di distribuzione digitale che, a conti fatti, è l'unico modo per ottenere il proprio software come abbiamo già sottolineato. Ottimo anche il corredo di immagini, utile a coloro abituati ad altri hardware più semplicistici, così come i brevi capitoli deputati a delineare l'installazione di Media Go© e la connessione alla propria PlayStation 3 per le funzioni di Remote Play, sebbene entrambi rimandino - giustamente - alla documentazione dedicata; molto meno comprensibile è invece la mancanza di dettagli su alcune funzioni più avanzate, forse vero fiore all'occhiello della macchina, come Skype, il lettore di feed RSS, le miriadi di impostazioni, il browser Internet e le nuove capacità Bluetooth, anche se va notata la presenza di un manuale online accessibile direttamente dalla XMB, mentre la configurazione dell'accesso alla rete è coperto nel cartaceo, il che è un bene considerando come tali funzioni "accessorie" siano vere e proprie perle a contorno della funzione ludica della PSP.




Oltre ai manuali, troviamo anche un piccolo plico: aprendolo, sfortunatamente non uscirà un tagliandino con un codice da 250 stelle, bensì un foglio di notevoli dimensioni necessario sempre a fini di legge per via di alcune funzioni della macchina, in primis il WiFi - comincia a diventare evidente la cura di Sony nel mettersi al riparo da azioni legali, considerando l'inesistenza di controparti nei sistemi d'altra marca - ed il solito depliant, di una disarmante essenzialità ma dai colori piuttosto brillanti, tutto dedicato al Playstation Network, ove veniamo invitati a registrarci per ottenere accesso alla mole di contenuti propostici da Sony.
I giochi, ad esempio.




Ovviamente, non manchiamo di menzionare il necessario CD di installazione di Media Go©, che francamente per noi rappresenta quasi un tuffo nel passato: bustina in cartoncino, color argento, caratteri neri, semplicità ed essenzialità all'estremo; sembra di essere di nuovo immersi nelle vecchie campagne pubblicitarie Sony, quando "go create" era il motto di una linea di prodotti costosi ma decisamente il top della loro categoria. Non vi è molto da dire, in verità, se non che la versione 1.1 quivi contenuta è già obsoleta, sostituita dalla 1.5 che migliora proprio il supporto a questa console, senza contare novità come il SenseMe introdotto nel firmware 6.10 di cui discuteremo in seguito. Ci sentiremmo comunque di consigliare l'installazione del software, in quanto parte integrante dell'esperienza che la PSP Go offre ai propri utilizzatori: nella fattispecie, alla gestione della propria libreria audiovideo si unisce un eccellente browser integrato per la navigazione del Playstation Store, con la possibilità di scaricare e trasferire su console qualsiasi tipo di contenuto senza dover fare a pugni con velocità di trasferimento tutto sommato basse via WiFi, lunghi tempi di installazione, incompatibilità firmware ed altre amenità con cui talvolta ci si trova a dover fare a pugni. Peraltro, la fattura del software è pregevolissima, non certo inferiore alla controparte Apple.






Arriviamo ora al cavo USB, che abbiamo prima definito "celebre": a prima vista, questo è un semplice cavo da un metro come se ne vedono tanti nei negozi di elettronica ed acclusi a gadget tecnologici in genere, eppure ecco che mentre un capo è provvisto del tradizionale connettore B maschio, all'altro compare quello proprietario di Sony per la nuova porta di I/O universale presente sulla PSP Go.
Prevedibilmente recante inciso il monogramma PlayStation sul grip in plastica, questo connettore appare particolarmente familiare a chi ha avuto modo di osservare i formati proprietari di Apple e Samsung per i loro PMP: parliamo infatti di una sottile piattina metallica entro cui riusciamo a intravedere circa otto connettori, suddivisi in tre gruppetti da 2-2-4 rispettivamente da sinistra a destra: se tanto ci dà tanto, si tratta dei contatti per l'alimentazione ed il trasferimento dati, mentre il resto è presumibilmente riferibile alle funzioni di uscita video presenti sin dai tempi della Slim&Lite. Questo è il metodo più rapido ed elementare per interagire con la propria Playstation Go, potendo sia venire utilizzato come cavetto per ricarica, sia per la gestione della memoria interna alla macchina, sia per un mix dei due - naturalmente, in modalità USB non potrete giocare, ascoltare musica o altro, ma se avete a casa un lettore MP3 di buona marca, lo avrete già preventivato.
Tornando a noi, il cavo è francamente di buona qualità, spesso e ben isolato tramite guaina, mantenendosi duttile e resistente agli stress meccanici; di meglio abbiamo solo visto alcuni cavetti Samsung, oltre naturalmente a quelli PC che sono comunque destinati ad usi più intensi; spicca in particolare la conformazione del terminale B maschio ad una estremità, la cui plastica presenta una scanalatura per lato di diversa larghezza. A cosa possa servire? Lo vedremo fra poco.
Non c'è nulla da eccepire, se non appunto il connettore proprietario, facente parte di un leit-motiv già collaudato da parte di Sony/Apple/etc. di cercare di far cassa anche sugli accessori più basilari dell'apparecchiatura, senza contare che la scomparsa del miniB rende assolutamente inutili tutti gli accessori progettati per i precedenti modelli (fotocamera, GPS, eccetera). E' disponibile un adattatore, certo, ma ben ricorderete come sia a dir poco antiestetico e farraginoso nell'utilizzo: ci chiediamo se 14$ valgano la delusione degli acquirenti e dei fan, tanto è il prezzo americano del connettore - che sale a circa 30$ per quello Audio/Video, anch'esso specifico. Naturalmente, per i prezzi nostrani una conversione 1:1 è d'obbligo.




Questo comportamento paradossale dei tecnici Sony si estende persino all'alimentatore, qui mostrato in foto. L'N104 è decisamente più compatto del suo predecessore, leggero e maneggevole (le dimensioni sono circa 8,5x3,3x2cm) con una scocca in ABS ben realizzata e dall'estetica piacevole, ovviamente con i sempre presenti marchi Sony/PSP/PS incisi. Forse mancheranno le geniali soluzioni del caricabatterie DSi giapponese, ma il lavoro di Sony è pienamente soddisfacente: abbiamo qui un ben realizzato alimentatore da presa a muro con output di 5V, sul cui lato inferiore si apre la fessura per connettore USB-B maschio. Che è anche dove si svela l'inghippo.
Come già evidente, una delle mire del produttore è fare in modo che la PSP Go sfrutti per quanto più possibile accessori proprietari e dunque passibili di generare introiti, cosa che raggiunge livelli talora assurdi, come qui: sono visibili infatti due protuberanze all'interno della scanalatura, disegnate per scorrere nei solchi presenti sul connettore del cavetto da noi descritto prima. E' vero che la loro funzione primaria è quella di facilitare il corretto orientamento del connettore, ma non è trascurabile la secondaria, ovvero evitare che possa essere usato un comune caricabatterie per iPod o antenna GPS, ad esempio, e viceversa. Di nuovo, ci permettiamo di considerare ciò un assurdo bello e buono, considerando anche come chiunque possa optare di usare un comunissimo computer piuttosto che sborsare la cifra necessaria al ricambio.
Ciò nonostante, manteniamo la valutazione pienamente positiva di questo accessorio, di cui abbiamo ammirato la facilità di trasporto durante svariati spostamenti nel corso dei test e che potete constatare anche voi nel raffronto con il mattoncino precedentemente fornito in dotazione.


E finalmente, andiamo a prendere in mano la reale protagonista di questo articolo: la PlayStation Portable Go. Stavolta, Sony ha pensato ad un imballo molto particolare: un sottile ma robusto foglio di plastica chiara avvolge strettamente la console, aderendovi grazie alle interazioni elettrostatiche con la scocca esterna. Purtroppo, la sua funzione termina nel momento stesso in cui si procede a rimuoverla, non essendo stata pensata per un uso a lungo termine ed essendo tenuta insieme sostanzialmente solo da tre striscioline di nastro adesivo.
13x7cm ed appena 2cm di spessore: ecco le nuove dimensioni del divertimento secondo la casa nipponica, racchiuso in nemmeno 151 grammi. E' inutile girarci intorno, il primo impatto è a dir poco impressionante; la Go è leggera, straordinariamente compatta, un vero piacere al tatto con la sua scocca in ABS e la finitura lucida simil-laccato, più simile ad un palmare o PMP di fascia alta che non ad una macchina da gioco, è sicuramente distante in termini di appariscenza dal lingotto nero di cinque anni fa. Se c'è una cosa su cui non si possono muovere critiche a Sony è l'aura di classe ed eleganza che permea i suoi prodotti - salvo forse gli ultimi Bravia, ma stiamo divagando.
Sottolineiamo immediatamente che nulla è cambiato in termini di pulizia: chi odia impronte e pulviscolo, si armi di un nutrito numero di panni in microfibra e la pazienza di pulire la propria PSP Go dopo praticamente ogni utilizzo; di rivestimenti oleofobici in stile Apple nemmeno l'ombra, con la livrea nera che presto si coprirà di tracce e sbavature, comunque innocue se si effettua regolare manutenzione sulla macchina e, soprattutto, si utilizza una buona pellicola salvaschermo (naturalmente offerta da Sony al giusto prezzo, e si, stiamo facendo un filo d'ironia caustica).


Tornando a noi, esaminiamo ora la macchina con maggior cura, cominciando dal fronte. Come è possibile osservare nei nostri scatti, le parole chiave sono essenzialità e pulizia. A occupare il 96% della superficie, appartenente interamente alla parte superiore della struttura a slide (che Sony chiama "pannello visore"), è lo schermo TFT LCD retroilluminato da 3,8" che si presenta non molto dissimile da quanto visto nei precedenti modelli, ovverosia separato dal resto della struttura tramite un solco poco profondo, che in realtà circonda anche una sottile strisciolina nera recante il classico logo argentato PSP. E' assolutamente tangibile la differenza con il piacevolissimo "widescreen" presente sulle precedenti versioni, con la struttura complessiva e le esigenze tecniche che ne impone un ridimensionamento lungo la diagonale con un aspetto più slanciato in verticale che non in orizzontale, facendo sentire particolarmente il quasi mezzo pollice in meno - ma su questo torneremo in seguito. Nella nostra colorazione nera, la transizione fra area visuale e scocca è indolore ed evidente solo ad attenta osservazione, i riflessi lucidi interrotti solo dalle scanalature già descritte; sfortunatamente, confermiamo la tendenza anche qui ad attrarre morbosamente polvere e grasso al minimo sfioramento, come anche per il resto delle plastiche. Ai lati, a circa due terzi d'altezza, notiamo una coppia di quattro fori, sotto cui sono posti i piccoli altoparlanti del sistema; sopra di essi, una spia per lato: a sinistra ritroviamo l'indicatore di stato per la trasmissione dati in wireless, di colore verde, mentre a destra il suo equivalente per la trasmissione dati tramite protocollo Bluetooth, di scontato colore blu. Infine, nell'angolo inferiore sinistro notiamo il nuovo tasto Home, o PS se preferite, ora foggiato a lettera D e con la stessa struttura di "trasparenza" che caratterizzava i vecchi tasti dorsali.


Capovolgendo la console, salta immediatamente all'occhio cosa dovrebbe esserci ed invece non è più lì: parliamo del grande cerchio argentato che indicava il vano UMD, reso inutile dalla rimozione del drive stesso. Al suo posto, troviamo a tutto campo il logo PSP circondato da due semilune di materiale gommoso, ben rilevate ed antiscivolo, chiaramente intese come superfici d'appoggio e come grip per le dita del giocatore; la scelta è felice e necessaria, come vedremo oltre. Il margine superiore perde l'incavatura dello sportellino, ma guadagna l'estetica del logo Sony, mentre vorremmo soffermare l'attenzione del lettore sulle quattro viti a stella ai vertici delle strisce antiscivolo.
Ci riserviamo di discutere lo spinoso problema batteria più in là, tuttavia si tengano ben presenti questi punti ed il fatto che si tratti di semplici viti a stella: sono l'unico modo per accedere alla parte posteriore della scheda madre, ove essa è alloggiata. Nell'eventualità produttori di terze parti dovessero ovviare agli incomprensibili errori di progettazione Sony fornendo batterie compatibili, sarà necessario disassemblare questa metà della scocca per tentare una sostituzione: appena al di sotto è infatti possibile vedere sia la fonte di energia sia un grosso sigillo di sicurezza, del peggior tipo ovviamente - pronto a stampare la parola VOID su uno dei chip e sulla piastra. Tuttavia, la punta di un taglierino è sufficiente a sollevare il lembo superiore destro quel tanto che basta da vedere un banalissimo connettore da sfilare senza rischi per la propria garanzia. Ma ripetiamo, ciò è totalmente ipotetico, vista la giovanissima età dell'hardware, e pertanto non approfondiremo nè mostreremo in dettaglio la procedura, che non vale ancora il rischio di perdere la garanzia!


Assolutamente scarno è il margine inferiore della Go, sostanzialmente la classica strisciolina a rifinitura argento, che ospita soltanto il jack standard da 3,5mm per cuffie e la porta multifunzione proprietaria, separate dal solito adesivo riguardo i rischi di un volume troppo elevato, oramai trito e ritrito ma che vi invitiamo ad osservare scrupolosamente per la vostra salute, anche considerando che il livello di volume di questa PSP potrebbe indurre molti utilizzatori a preferire un buon paio di auricolari che non gli speaker della console. In ultimo, il margine sinistro si incurva a formare l'anellino, di pertinenza della metà inferiore dello slide, a cui attaccare ciondoli, lanyard o quant'altro vogliate, mentre a breve parleremo della visibile fessura che separa tali metà.




Passiamo ora al margine superiore, che mostra palesi i segni del restyling effettuato da Sony.
Come di consueto, agli angoli notiamo i due tasti dorsali L e R, mentre avvicinandoci al centro e da sinistra a destra notiamo il tasto illuminazione, il rocker del volume (anche qui con regolazione digitale) ed il tasto di gestione del sonoro, nonchè le due viti che mantengono al suo posto il trim argentato. In particolare, i due tasti dorsali perdono l'elegante finitura "simil cristallo" che caratterizzava le PSP classiche, optando per un più classico ma per niente più sobrio look argentato: personalmente preferiamo il primo, ma il fascino della cromatura è innegabile. Sfortunatamente, non sappiamo quanto la scelta di Sony possa pagare, salvo utilizzo di materiali di ottima qualità, infatti sono bastati pochi minuti manipolando la macchina per lasciare sulla superficie lucida chiare e nette impronte digitali, costringendoci a mettere mano al panno morbido; altro dettaglio ben visibile girando la console è che la rifinitura si ferma alla parte visibile di ciascun tasto, mentre il lato inferiore mostra la più plasticosa colorazione grigia di base. Per appagante che sia alla vista, quanto può resistere all'uso prolungato ed a grasso e sudore questa nuova incarnazione dei dorsali? Inoltre, le più piccole molle impiegate nel meccanismo rendono tangibile il comunque buono ma diminuito feedback alla pressione.
Passando oltre, i tasti che andiamo a ritrovare altri non sono che quelli resi orfani dalla scomparsa della loro precedente locazione sotto il display. Il tasto display ci permette, tramite pressioni sequenziali, di scegliere fra i quattro livelli di illuminazione dell'LCD (il quarto disponibile, causa notevole dispendio energetico, solo se la PSP è collegata ad una fonte di alimentazione), di spegnerlo in toto per risparmiare batteria premendolo per più di un secondo (lo stesso comportamento è seguito in automatico dalla console dopo un intervallo di inutilizzo impostato da menù di configurazione e viene annullato dalla pressione di qualsiasi tasto) oppure di passare all'eventuale sorgente esterna collegata tramite cavo A/V se la pressione supera i cinque secondi.
Molto particolare l'utilizzo del tasto audio: la sua pressione per oltre un secondo, prevedibilmente, disattiva l'output audio della macchina, mentre una breve pressione permette di scegliere fra quattro equalizzazioni standard - HEAVY->POPS->JAZZ->UNIQUE - e naturalmente la disattivazione di questa peculiare caratteristica, che diviene automatica non appena si lancia un gioco. Inoltre, se la pressione si prolunga per oltre cinque secondi e vi è un dispositivo audio Bluetooth collegato, esso verrà utilizzato come uscita audio esterna, molto utile se ci si ritrova cuffie stereo wireless.
Sul rocker del volume non scriviamo nulla essendo chiara la sua funzione: ci limitiamo ad apprezzare la buona distanza fra le due estremità che annullano la possibilità di sbagliare scelta - considerando che esso viene nascosto, durante l'utilizzo, dal pannello visore - ma che presenta proprio come tutti gli altri la stessa brevissima corsa. Un punto che ritroveremo nella descrizione della pulsantiera è che pur di non rovinare l'estetica complessiva i tecnici Sony hanno preferito rendere la superficie liscia incavando i bottoni, cosa che rende difficoltoso operarvi qualosa si abbiano mani di taglia medio-grande o comunque polpastrelli ampli.


Sul lato sinistro della macchina troviamo la nuova sistemazione dell'interruttore di pertinenza della scheda wireless integrata, di classe b, sempre a due posizioni per acceso/spento nell'angolo inferiore, mentre all'opposto vi è lo slot per il nuovo formato memorie, ovvero le Memory Stick Micro M2. E lasciatecelo dire, il design è quanto di più orrendo si sia visto dopo i primi catastrofici tentativi di LG.
Dimenticate l'ampio e robusto sportellino delle precedenti PSP: ora è necessario usare il bordo di un'unghia per disincastrarne il perno flessibile posto lungo il lato breve inferiore, per poi far ruotare il tutto su un microscopico perno e liberare quel tanto di spazio che basta per operare sulla memoria. Siamo pronti ad accettare scommesse su quanto in breve tale marchingegno si romperà nelle mani del giocatore: la flessibilità del perno è notevole, ma il tutto trasmette quella sensazione di voler andare in frantumi da un momento all'altro, rendendo ogni azione un breve momento di panico - sarebbe stato tanto grave riadattare il vecchio design? Dati i 16Gb interni, ci sentiremmo di consigliare ai lettori di non toccare affatto il coperchietto (salvo scopi particolari o disperato bisogno dello spazio extra), anche per un motivo che ci risulta decisamente incomprensibile: le M3 erano le Memory Stick realizzate da Sony per contrastare lo strapotere microSD in campo gadget portatili, al punto da essere il formato standard sui cellulari a marchio Sony-Ericsson... che ora hanno deciso di dare una brusca sterzata e "passare al nemico" con i nuovi prodotti. Lungi da noi fare supposizioni, ma vista la fortuna di Sony coi formati proprietari, UMD compreso, una buona microSD sarebbe stata decisamente gradita, senza voler a tutti i costi aggrapparsi a quel MagicGate che già si è dimostrato inefficiente, farraginoso e totalmente inutile se non ad appagare il desiderio smanioso di un sistema DRM (Digital Rights Management, in breve i più classici sistemi anticopia) poi resosi ridicolo già ai primi exploit di Dark_Alex. Ma lungi da noi minare lo schema anticopia, ci saremmo accontentati anche delle care vecchie Pro Duo.


Decisamente più scarno il margine destro della macchina, che presenta solo il tasto d'accensione a tre posizioni per rispettivamente accendere/spegnere/ibernare la PSP e bloccarne la responsività ai tasti: spostandolo verso l'alto si accenderà la console oppure si manderà in ibernazione (sleep mode), mantenendolo in posizione alta per cinque secondi si spegnerà completamente l'unità, spingendolo verso il basso fino allo scatto si innesterà il blocco - ovviamente software, la PSP rimarrà regolarmente accesa. Ricordiamo che l'ibernazione consente di poter riaccendere la macchina in brevissimo tempo, ma verrà continuamente consumata una piccola quantità di energia; inoltre, in questa Go si potrà evitare l'uso in questo senso del pulsante semplicemente facendo scorrere il pannello visore verso l'alto.

In ultimo luogo, segnaliamo la nuova posizione delle spie dell'accesso alla Memory Stick e dello stato alimentazione: entrambe sono accolte in piccole incavature a metà del trim argentato di ciascun margine, la prima (arancione) a sinistra e la seconda a destra (quest'ultima sarà verde per regolare alimentazione, verde lampeggiante per batteria sotto il 6%, arancione per batteria in carica).




Si sa, i meccanismi a slide danno un che di eleganza e stile, ma sono anche sinonimo di rotture piuttosto rapide: esamineremo questo aspetto tra pochissimo, intanto però consigliamo ai lettori di aprire il pannello visore della Go semplicemente apponendo i pollici nello spazio appena sotto i fori degli altoparlanti e facendo scorrere verso l'alto il tutto, esercitando lieve pressione ed aiutandosi con le gommature della scocca posteriore, il procedimento inverso invece è raccomandato per la chiusura; una lieve pressione sui vertici del pannello visore e l'accompagnamento fino a fine corsa dello slide saranno sufficienti a salvaguardare la propria PSP.
Tornando alla nostra recensione, la Go raggiunge i 10cm di larghezza una volta aperta, mostrando il nuovo layout della pulsantiera di controllo che ora andiamo a descrivere. La scansione generale è di una piastra liscia di semplice ABS non rifinito, in tono con la scocca esterna, su cui si aprono quattro incavature circolari di due differenti diametri: le più ampie ed esterne accolgono croce direzionale e tasti azione e sono decorate da un trim argento lucido analogo a quanto visto per i tasti dorsali e sul coperchio dei vecchi vani UMD, mentre la rimanente coppia è notevolmente più piccola e delimita gli spazi per l'hub a sinistra e START-SELECT a destra. Ogni pulsante è un plastica liscia, brillante e piacevole al tatto, con grafica sostanzialmente identica a quanto già visto nei modelli classici di PSP, ma ora distanziati e sagomati per non interferire con il pannello visore.
Per tutti coloro che lamentavano scomodità con pulsantiere più piccole, come ad esempio quelle delle console Nintendo, qui la situazione non migliorerà certo: paradossalmente sono proprio START e SELECT ad aver ricevuto maggior beneficio nella transizione alla serie N1000, che ora si presentano come sottili semicerchi a corsa brevissima, più grandi ma comunque difficoltosi da utilizzare senza un pò di pratica, come vedremo. La croce direzionale mantiene il design già visto in precedenza, con quattro distinti pentagoni allungati a mò di freccia lievemente inclinati dall'alto verso il basso man mano che ci si sposta verso il centro; come già detto, un millimetro di spostamento è sufficiente a far rilevare la pressione dal sistema. Gli appassionati di picchiaduro non avranno che lamentele per questa scelta, apportando i tasti separati e distanziati notevolissime difficoltà nell'esecuzione di movenze di gioco che richiedano la pressione sequenziale di una direzione d'asse (destra/sinistra e su/giù) ed una diagonale, dovendo premere due tasti differenti sostanzialmente in contemporanea, salvo lungimiranza ed abilità dei programmatori del software.
Spostandoci verso destra notiamo l'analog hub, che non subisce variazioni dalle precedenti PSP se non nelle dimensioni e nella corsa complessiva che ora ammontano a 1cm e 3mm rispettivamente (per corsa intendiamo lo spostamento in una data direzione); ancora oltre, un'analoga incavatura ospita i tasti START e SELECT che abbiamo descritto poco fa, su cui facciamo una berve considerazione. Ad un'ispezione attenta infatti si nota che la coppia di tasti non abbia dei fori praticati nella scocca come tutti gli altri, bensì una piccola placchetta di plastica analoga a quella dei pulsanti da cui fuoriescono i sopradetti, questa differenza di stile facilmente riconducibile ad un rumor circolato prima del rilascio delle specifiche ufficiali della macchina, e cioè che Sony stesse considerando le richieste dei giocatori per l'aggiunta di un secondo hub, ricalcando dunque lo storico layout del DualShock. Indubbiamente, ciò avrebbe giovato a titoli come Resistance: Retribution o Syphon Filter, ma avrebbe definitivamente condannato i possessori dei precedenti modelli - già confermati rimanere in vita anche col rilascio della Go - a ritrovarsi in mano con titoli pensati per la nuova console e solo forzosamente adattati alle vecchie. Non ci pronunceremo su ciò, per il semplice motivo che al lettore dovrebbe essere evidente come entrambe le parti abbiano eguale ragione, i giocatori nel desiderare un sistema di controllo più efficiente ed i tecnici Sony nel voler tutelare anche gli acquirenti dei modelli "classici".
Concludiamo riportando la minuscola scanalatura rettangolare fra i due alloggiamenti di cui sopra, entro cui è intravisibile il puntolino del microfono di cui la PSP Go è equipaggiata, per l'uso con Skype™ od altri programmi analoghi in assenza di un microfono esterno collegato tramite jack cuffie.
Arriviamo infine ai face-buttons, o croce-triangolo-quadrato-cerchio se preferite: di diametro pari a mezzo centimetro, trattasi di piccoli ellissoidi in plastica chiara e sfondo nero su cui è presente il simbolo corrispondente, la corsa del tutto analoga a quella del D-Pad così come la spaziatura fra elementi adiacenti; anche questa particolare incavatura della scocca riporta il trim argentato di cui prima detto.


Giriamo l'unità un'ultima volta per conludere on una rapida disussione sul suo aspetto in posizione di apertura: il retro del pannello visore è perfettamente piano, costituito da una placca in plastica matte al cui centro si trova un'incavatura per accogliere la placca metallica recante incise le consuetudinarie specifiche tecniche nonchè il Product ID univoco della macchina e il codice a barre identificativo. Da notare come proprio questi due elementi, incavatura e placca, costituiscano le metà rispettive del binario entro cui scorre la giuntura delle due metà di cui la console si compone; la scelta ci pare in verità alquanto strana e, per certi versi, non del tutto felice. Nello specifico, il meccanismo produce ovviamente attrito, cosa che alla lunga - o anche ai primi utilizzi, a volte, potrebbe causare rotture nello slide; perchè dunque utilizzare il metallo solo in parte anzichè per l'intera assembly? Nuovamente raccomandiamo massima cura e cautela nella gestione di questo aspetto della console, accompagnando il pannello visore ed evitando movimenti di stizza, comuni durante sessioni con giochi come Prinny - Can I really be the hero?.




In ultimo, una rapida carrellata fotografica di raffronto fra la neonata Go e la sua sorella più vetusta e gloriosa, la 1004 "Fat" tanto amata, onde verificare visivamente quanto abbiamo sino ad ora esaminato.

Possiamo ora trarre le somme sul layout della pulsantiera nel complesso, semplicemente raccogliendo le piccole considerazioni già fatte nel corso di questa disamina: abbiamo già sottolineato come la PSP Go non deluda certo per dimensioni, peso, feeling; per essere portatile, è portatile, per poter tranquillamente essere portata appesa al collo o nella tasca dei pantaloni, lo si può fare senza alcun problema sino al punto in cui ci si può dimenticare che sia una console. Una volta aperta e ben soppesata, appare abbastanza evidente come ci sia un leggero sbilanciamento fra le due metà, con l'ovvio peso del pannello visore (dunque batteria, LCD ed assembly in metallo) che non va a controbilanciare l'esigua massa della parte inferiore, contenente la scheda madre e le plastiche della pulsantiera, comunque rimediabile semplicemente utilizzando gli indici per supportare l'area corrispondente alla giunzione fra le metà. Massa minima e spessore ancora inferiore rendono però inusuale e per alcuni stancante afferrare appena 6 millimetri per applicare la forza necessaria a schiacciare i tasti, che a loro volta sono minuscoli e senza un apprezzabile ritorno di forza: il risultato è la sensazione di avere in mano un sottile foglio di cartoncino, quasi un touch screen, su cui dover calibrare attentamente i propri movimenti onde evitare di causare rotture - sensazione avuta dal recensore stesso, dotato di mani medio-piccole. E proprio questo è il difetto cardinale di questa PSP Go, almeno per quanto concerne lo schema di controllo, poichè ridotto feedback e dimensione complessiva possono causare notevoli problemi se ad utilizzarla sono utenti con polpastrelli ampli e/o abituati alle più generose superfici date dalle PSP classiche, a loro volta comode da impugnare anche durante sessioni concitate di gioco. A questo si aggiunge anche una certa scomodità se si tiene conto che i più maniacali vorranno usare gli spazi fra bordo ed incavature per appoggiare i pollici ed evitare prematuri danni da sudore, discorso che estendiamo ai dorsali di cui abbiamo sottolineato la curiosa scelta costruttiva. In breve, l'idea di base del progetto PSP Go ci appare comunque buona, tuttavia il danno maggiore deriva proprio da questa smania di Sony di tagliare al minimo le dimensioni della macchina: la miniaturizzazione a volte appare davvero forzosa, in special modo se si considera che sarebbe stato sufficiente ingrandire i pulsanti ed assegnar loro un maggior ritorno di forza (anche solo in pari con i vecchi modelli), bilanciare leggermente la metà inferiore della macchina e mantenere il vecchio stile dei dorsali per garantire meno timori e scomode posizioni al giocatore e, perchè no, approfittarne per risolvere alcune delle problematiche lamentate nel tempo dagli acquirenti. Sfatiamo tuttavia il mito secondo cui la posizione da assumere affatica rapidamente, essendo si particolare e differente rispetto al grip classico di una PSP, ma non per questo particolarmente scomodo.

Ed ora, prepariamo la nostra nuova PSP Go ad essere accesa, esaminata e sottoposta ai nostri test pratici.


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Messaggio #3 messaggio Tuesday 21 September 2010 - 21:26
Carica e Prima Accensione


Molto bene, possiamo ora procedere con le operazioni necessarie a mettere in funziona la nostra PSP Go. Naturalmente, c'è ben poco da fare senza energia, quindi la nostra prima preoccupazione sarà caricare la batteria; come abbiamo brevemente accennato nel paragrafo sopra e come mostrato nella documentazione fotografica gentilmente concessaci da IfixIt, la LIP1412 ha una capacità di 930mAh con un voltaggio in uscita di 3,7 volt (contro i 1.200mAh per 3,6V erogati dal Battery Pack in dotazione standard con la serie 3000) e non è rimpiazzabile dall'utente in nessun modo, ovviamente una misura contro l'andazzo degli hack tramite Service Mode grazie alle batterie "Pandora". Il dettaglio più interessante viene certamente dal fatto che l'impossibilità di cambiare agilmente l'unità di alimentazione (il tecnico sarebbe costretto a rimuovere il sigillo di garanzia senza invalidarla, sostituire con una batteria di servizio, effettuare le operazioni necessarie, ritornare sui propri passi) è possibile desumere che Sony abbia optato per un diverso meccanismo d'accesso al Service Mode, probabilmente unicamente basato su Memory Stick e controllo del seriale batteria - ipotesi comunque senza prova concreta. La mancanza del lettore UMD è certamente un vantaggio in termini di longevità, ma ammettiamo che ci manca la possibilità di poter semplicemente aprire la cover e infilare nel vano una batteria di riserva e/o potenziata, senza contare che il guadagno sarebbe stato maggiore mantenendo la capacità originaria; particolarmente fastidiosa però è l'impossibilità per l'utente di agire in maniera tempestiva a cali di efficienza, cosa che richiede anche ad altri apparecchi l'invio ad un centro assistenza (si veda Apple), ma dubitiamo la rete Sony sia capillare e/o efficiente a sufficienza per garantire tempestive sostituzioni, specialmente se la console avrà successo..


Sono disponibili due opzioni di ricarica: la prima è quella più ovvia, tramite presa a muro e alimentatore AC da noi esaminato in precedenza, mentre in viaggio si potrà optare per l'alimentazione via USB, sempre e soltanto impiegando il cavetto in dotazione con la console; nelle immagini soprastanti, è possibile osservare l'accrocchio completo. I vantaggi sono assolutamente tangibili, basti pensare ad esempio alla necessità di trovare adattatori per diversi tipi di prese a muro, o convertitori di tensione in caso di console import o viaggio in Paesi come il Giappone (i possessori di macchine Nintendo importate dall'oriente avranno ben noto il frankensteiniano ammasso di convertitori ed adattatori necessario!); certo, avremmo preferito un ulteriore margine di sicurezza dato da un comune connettore miniB, ma di questo abbiamo già ampiamente parlato prima.
Sorprendentemente, i tempi forniti dal manuale d'istruzioni sono accurati: abbiamo riscontrato una discrepanza davvero minima nei nostri test, che hanno dato i seguenti risultati.
  • Carica (AC): 2h 32m
  • Carica (USB): 2h 51m
  • Scarica (LCD liv.3): 3h 19m circa
Si consideri ovviamente che la console era spenta e che le cifre qui riportate fanno riferimento alla seconda procedura di ricarica, avendo cautelativamente lasciato per sette ore che la batteria rimanesse collegata alla fonte d'energia durante il primo ciclo. Come già rapidamente evidenziato, la spia POWER si accenderà di arancione, per poi spegnersi al termine - ovviamente, ciò si riferisce al raggiungimento della corrente di 930mAh, ma non fornisce indicazione alcuna sullo stato effettivo del battery pack. Naturalmente, è possibile utilizzare la PSP Go anche se collegata ed in ricarica, usufruendo persino del quarto livello di luminosità dello schermo o, se in USB, trasferendo file tramite Media Go.
Il tempo di scarica è fornito qui in maniera del tutto indicativa e come termine di raffronto: si basa comunque su un uso intensivo ma NON continuativo, pertanto è necessario adattarlo sia al livello di luminosità dello schermo che al tipo di sessione ed allo stato della batteria in sè.

Non vi è null'altro sull'argomento che vada puntualizzato: attendiamo con pazienza e con una bibita in mano che la spia si spenga, dopodichè senza indugio andiamo ad accendere la console.








Nel momento in cui andiamo a dar energia alla macchina per la prima volta, saremo accolti dalle alquanto tristi schermate grigie di configurazione, in cui la Go ci richiederà l'inserimento dei dati poi necessari sia al suo funzionamento che alla personalizzazione. Per prima cosa, verrà richiesto di scegliere la lingua del sistema (naturalmente, fra le scelte è presente il nostro beneamato idioma), seguita da data ed ora corrente: si prosegue con la scelta del proprio nickname, che potrà essere benissimo differente da quello che sceglieremo in seguito per il nostro account PlayStation Network™, nonchè della propria data di nascita; infine, sarà possibile infine configurare la propria connessione wireless, processo che andiamo qui a dettagliare (si noti che è sempre possibile effettuare la procedura in un secondo momento semplicemente scegliendo Impostazioni di Rete dalla XMB oppure durante l'iscrizione al PlayStation Network™):






  • Si scelga fra la modalità Ad Hoc (utilizzata primariamente per connessione ad un computer opportunamente configurato) oppure Infrastruttura (relativa ai più comuni access point/router/adattatori WiFi USB). Proseguiremo proprio con quest'ultima, in quanto non vediamo motivazioni tangibili per andare ad utilizzare la prima opzione, salvo casi particolari in cui è sufficiente consultare la documentazione del proprio sistema operativo.
  • Selezionata "Nuova Connessione", si potrà proseguire o lasciando che la PSP scandisca automaticamente i canali WiFi alla ricerca di reti attive (che consigliamo), o inserendo manualmente le informazioni oppure ancora tramite connessione automatica tramite PIN, davvero utile in caso di apparecchiature di rete di recente costruzione e per cui invitiamo a far riferimento alla documentazione del proprio router/AP
  • Scelta la rete dopo rilevazione, la PSP provvederà ad ottenere un indirizzo IP dal server DHCP e richiederà l'introduzione della chiave di cifratura, dopodichè il processo sarà terminato
Ovviamente, si tenga presente che in caso di situazioni inusuali o arrangiamenti di sicurezza decisi dal proprietario della rete, sarà necessario passare ai sistemi di configurazione avanzati, ad esempio inserendo manualmente l'IP da assegnare alla macchina ed inserendone il MAC nella lista dei dispositivi abilitati - operazioni ben note ad un utente esperto e che dunque non esploreremo oltre.

A tutto dire, il wizard risulta essere lievemente meno organico di quello presente sulle console rivali, oramai colmato il divario d'opzioni e protocolli di sicurezza, tuttavia rimane sempre completo ed esaustivo nel guidare l'utilizzatore, complice la struttura sequenziale; di certo, avremmo preferito un qualche metodo alternativo di inserimento delle lunghe stringhe di numeri e lettere di cui spesso si compongono chiavi di protezione ed indirizzi assortiti, ma pretendere l'XT9 è effettivamente troppo.

Completata la nostra procedura di configurazione, riavviamo la console e prepariamoci a prendere in esame con cura l'interfaccia utente: la XMB.


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Messaggio #4 messaggio Tuesday 21 September 2010 - 21:26
GUI e Sistema Operativo


Uno degli elementi che, senza alcun dubbio, separa la linea PSP dalle sue concorrenti è proprio la Xross Media Bar, o XMB se preferite: questo software poi adottato su pressochè ogni apparecchio video di casa Sony, è correttamente definibile come un sistema operativo non dissimile da quanto quotidianamente troviamo nei nostri computer.Risiedente nella memoria FLASH della macchina, suddivisa nelle celebri cinque partizioni di cui due inutilizzate (e dialogando costantemente con i due chip di cifratura, Kirk e Spock) essa gestisce efficacemente e con supporto multitasking tutte le funzioni della macchina e del codice che su di essa viene fatto girare, si tratti di UMD, film o l'interfaccia del PlayStation Network. Ovviamente, non dimentichiamo la croce e la delizia di ogni hacker, ovvero la sua aggiornabilità via supporti fisici od internet per aggiungere nuove funzionalità o semplicemente porre rimedio a qualche falla; nella discussione che segue, affronteremo la descrizione della XMB dapprima nella sua versione standard, ovvero la 5.70 di cui la Go è dotata di fabbrica, per poi aggiornarla all'ultima revisione ancora utile per una qualche forma di hacking, ovvero la 6.20. Tutti i nostri test sono stati infatti svolti prima che Sony decidesse il rilascio della "micidiale" revisione 6.31, aggiornamento sostanzialmente deputato a porre rimedio ad alcune falle scoperte di recente ed all'imbarazzante problema riscontrato con Persona 3 Portable, ma che non apporta nulla di rilevante tanto da giustificare una non corrispondenza al vero di questo articolo; inoltre, riteniamo saggio non precludere future analisi di possibilità di hacking - sfortunatamente, l'acquirente finale non avrà questa chance, come vedremo fra poco. Ci soffermeremo solo brevemente sulle opzioni comuni a tutti i modelli della famiglia PlayStation Portable (ricordiamo infatti che il firmware è lo stesso, venendo disabilitati i moduli non necessari all'uopo), dedicando particolare attenzione a quelli invece propri della Go.

La XMB mantiene la sua classica scansione (da sinistra verso destra): Impostazioni, Foto, Musica, Video, Gioco, Web, PlayStation Network.
Cominciamo proprio dalle impostazioni, stilando una lista dei menu disponibili - in grassetto, quelli esclusivi alla nuova console che esamineremo con calma:
  • Aggiornamento del sistema: permette l'update del sistema operativo, come di consueto sia da Memory Stick/memoria interna che da Internet, procedimento quest'ultimo a cui gli utenti del PSN Store sono alquanto avvezzi
  • Connessione USB: consente di entrare in modalità trasferimento dati qualora non se ne sia scelta l'attivazione automatica
  • Impostazioni Video: come sempre, assolutamente egrege le possibilità offerte dal riproduttore video della PSP, con la possibilità di scegliere audio e lingua dei sottotitoli, opzioni di riproduzione e funzioni dei tasti dorsali del sistema
  • Impostazioni delle foto: menù alquanto striminzito con un singolo settaggio, ovvero la velocità di scorrimento (slideshow)
  • Impostazioni del sistema: altro menù straordinariamente noto, contiene i dati impostati al primo avvio della macchina (pseudonimo, data di nascita, lingua, ora, etc), le opzioni pertinenti il sistema PSP, l'abilitazione della riproduzione file in formato WMV (che richiede l'accettazione di un contratto separato, essendo un copyright Microsoft. Si, comprendiamo l'ironia della situazione), il numero di colori del display e il ripristino delle impostazioni di fabbrica incluse col firmware installato. Clamoroso e inspiegabile, a nostro avviso, la mancanza della voce relativa allo stato della batteria: comprendiamo come il nuovo apparatus di sicurezza includa anche il mascherare qualsiasi informazione contenuta nella EEPROM del power pack, ma da qui ad eliminare l'utile contatore del tempo di scarica ce ne corre; proteggere il sistema è comprensibile, la paranoia un pò meno. In compenso, ritroviamo due voci aggiunte, una relativa alla Formattazione memoria di sistema e l'altra per le Opzioni di chiusura del pannello visore, che vedremo a breve
  • Impostazioni del tema: l'intera "skin" della XMB può essere variata, sia come pacchetto, sia come colori e sfondo separatamente, proprio da queste opzioni
  • Impostazioni data e ora: di magro utilizzo, una serie di impostazioni pertinenti il datario del sistema, di utilità più estetica che altro (ora legale a parte)
  • Impostazioni risparmio energetico: vista la minore durata della batteria pur in presenza di meno parti meccaniche pronte a dissiparla (in breve, l'UMD), è bene porre massima cura nell'impostare la disattivazione della retroilluminazione e lo standby di modo da minimizzare gli sprechi; inoltre, è presente l'utile opzione per sacrificare potenza e raggio del segnale WiFi in cambio di minori consumi
  • Impostazioni dispositivi Bluetooth©: vedi oltre
  • Impostazioni disp. visual. collegato: i paradossi delle traduzioni, tanto sproloquio per indicare i settaggi pertinenti l'apprezzata funzione di output video della PSP, per giocare tranquillamente sul televisore di casa - a patto ovviamente di acquistare il nuovo cavo AV OUT specifico per PSP Go! e di prendere il tempo di impostare correttamente tutti i parametri
  • Impostazioni audio: ancora poche opzioni, ma "buone", permettendo di ottimizzare i brani riprodotti ed il volume di uscita in cuffia per un ottimale ascolto della propria musica; importante la possibilità di disattivare il caratteristico "bip" dei tasti
  • Impostazioni di sicurezza: decisamente meno intrusive (e seccanti) delle controparti Nintendo, anche Sony offre funzioni per limitare l'accesso ad alcuni contenuti, ad esempio incorretti per la fascia d'età dell'utilizzatore. Da qui è possibile impostare la password di sistema ed imporre una restrizione del tipo di giochi e dell'utilizzo del browser integrato
  • Impostazioni canale RSS: l'utile lettore di news feed della console (utilizzabile anche col nostro sito!) può essere configurato per salvare una variabile quantità di articoli
  • Impostazioni di rete: è sostanzialmente il wizard di configurazione prima utilizzato per creare, o modificare, le connessioni wireless a disposizione del sistema. Si faccia riferimento a quanto già scritto o al manuale del proprio sistema PSP


Nelle foto, possiamo vedere i menù esclusivi presenti nelle impostazioni di sistema: se dall'opzione di formattazione non ci aspettavamo più di una inquietante schermata di conferma prima della perdita di quanto conservato nei nostri 16Gb di memoria, invece le scelte a riguardo del pannello visore - in soldoni, lo slide - si riducono a due, potendo o scattare il salvaschermo oppure la modalità Standby, accessibile anche facendo scivolare verso l'alto e rilasciando rapidamente il tasto POWER. Molto più interessante invece il salvaschermo, che con un'animazione mostrerà un utile orologio a tutto schermo e sfondo colorato, ove sarà possibile (per nessun motivo eccetto perder tempo e batteria...) usare i tasti dorsali per muovere l'onda in background; premendoli contemporaneamente invece verrà visualizzato il datario per il mese corrente.

Il menù Bluetooth offre invece la possibilità di attivare o disattivare in toto la scheda BT della PSP Go (si noti che è necessario che anche l'interruttore WLAN sul lato sia in posizione di ON), nonchè di gestire in maniera estremamente semplice i dispositivi:
  • selezionare l'opzione, verrà attivato lo stack interno BT
  • scegliere se registrare un controller Sixaxis PS3 o un altro apparecchio BT, che dovrete impostare in modalità pairing
  • lasciare che la PSP effettui la ricerca e trovi il dispositivo, selezionandolo dalla lista
  • la PSP richiederà il pass code, ovvero il codice a quattro cifre di pairing; abitualmente, tranne che per cellulari o altri dispositivi complessi, è sufficiente digitare 0000 (quattro zeri) e confermare
  • dopo una breve attesa, la spia Bluetooth si accenderà a luce fissa ed il dispositivo sarà utilizzabile: in caso di auricolare Bluetooth, sarà necessario attivarlo tenendo premuto il tasto audio sul margine superiore della PSP per oltre cinque secondi
  • qualora vogliate usare un telefono cellulare come modem per il collegamento ad Internet, sarà in seguito necessario creare una nuova connessione in modalità "Infrastruttura" come prima descritto, scegliendo Modem Bluetooth ed inserendo *99# come numero di telefono, lasciando ogni altra opzione invariata

Il menù Foto è rimasto sostanzialmente invariato, presentando sia l'opzione di esplorare la Memory Stick o la memoria interna per immagini, sia quella per scattare fotografie tramite Go!Cam - e qui si mostra il limite della progettazione Sony, avendo rimosso sia il sistema di aggancio a vite per gli accessori, sia la vecchia presa miniB; per utilizzarla è necessario l'esteticamente orribile convertitore messo in commercio, che purtroppo va ad eliminare uno dei vantaggi della PSP Go, ovvero proprio la sua portabilità estrema.


Il menù Musica si colloca nella stessa falsariga del precedente, presentando (nel firmware 6.10, si badi bene!) sia il classico lettore musicale che l'innovativo SensMe introdotto sui più recenti dispositivi audio di casa Sony: trattasi di una curiosa applicazione perfettamente integrata con MediaGo, cui si appoggia per l'elaborazione dei brani audio. Come evidenziato nelle immagini, ogni file viene analizzato secondo due algoritmi valutativi per il tempo e l'atmosfera generale della traccia (felice o triste), per poi essere raggruppato in playlist relative all'umore dell'utilizzatore. Prima di usufruire del SensMe, l'utente dovrà effettuare il download dell'applicazione, estremamente semplice grazie all'appoggio fornito dal browser interno della PSP - una feature particolarmente gradita a Sony, se si pensa ad esempio al software di guida parentale alla scelta dei giochi annunciato per la Go, e fortunatamente non preinstallato.

Altro elemento di spicco, sebbene disponibile a tutto campo su ogni modello di console, è il Digital Comics Reader, disponibile nel menù Extra a patto di aver portato la propria PSP almeno al software di sistema 6.20: come molti avranno avuto modo di apprendere da inserti pubblicitari e servizi giornalistici sulle principali emittenti TV, una partnership con i migliori produttori di fumetti (quali IDW, DC Comics e Disney) ha portato Sony nella possibilità di fornire il download sul proprio store, a prezzi variabili, di fumettistica assortita e riadattata alla lettura sul piccolo schermo della PSP. E' sufficiente acquistare, scaricare, poi il player offrirà un'immersiva esperienza con le classiche vignette affiancate da suoni e altri effetti, che potranno come non potranno far arricciare il naso ai cultori del fumetto classico e cartaceo. Il problema, sfortunatamente, è la risicata disponibilità degli stessi, ampiamente disponibili in America e Giappone ma sostanzialmente inesistenti in terra nostrana - ironico se si considera come la controparte per iDevices sia già da tempo operativa, o come le campagne pubblicitarie esplicitino la PSP fra le macchine supportate.

Naturalmente, non dimentichiamo una delle funzioni più apprezzate agli albori dell'avventura portatile Sony, ovvero la capacità di riproduzione filmati, a cui il menù Video è deputato, naturalmente. Non attendetevi particolari rivoluzioni, se non forse la mantenuta validità della cartella PSP/VIDEO per la catalogazione (gli utenti più affezionati ricorderanno il trememendo pasticcio dei firmware pre-3.xx), mentre rimangono sfortunatamente invariati problemi già noti, come quelli relativi alla riproduzione di filmati a risoluzione eccessiva tramite feed RSS Video (nella maggior parte dei casi, sono prevedibilmente ottimizzati per iPod). Per il resto abbiamo il consuetudinario supporto H.264/MPEG-4 e ovviamente la presenza al supporto per l'acquisto di contenuto video da Playstation Store, cosa che rimpiazza l'input da UMD Video - per ovvie ragioni. Tutto sommato lo schermo "ristretto" non è un danno eccessivo alla qualità dei contenuti fruibili dalla console: le immagini si mantengono nitide e godibili, senza artefatti visivi e con il vantaggio della riproduzione da media interno/Memory Stick rispetto ad un disco in termini di prestazioni e durata della batteria. Insomma, nuovamente nulla di troppo nuovo sotto il sole.

Chiudiamo la nostra dissertazione sul sistema operativo con le due voci più importanti, ovvero Gioco e Playstation Network, soffermandoci sul primo visto che il secondo sostanzialmente, non offre variazioni di sorta rispetto a quanto è possibile fruire anche dai modelli precedenti.
La differenza sta ovviamente e principalmente nella rimozione della voce pertinente al disco UMD, ma in tutta onestà non possiamo che non sentirne minimamente la mancanza. Se da un lato ci eravamo affezionati al pallino pulsante ed al tenue ronzio del drive, ora tutto si snoda in un semplice click del tasto croce per entrare nelle memorie a nostra disposizione, interna o MS, ove ci attendono pazienti i nostri giochi od homebrew: la navigazione è spedita fra le varie voci, con caricamenti delle preview e dei menù specifici (da richiamare come di consueto a mezzo triangolo) inframezzati da meno di un secondo, senza naturalmente rinunciare a voci già assodate come la condivisione gioco, la gestione dei dati salvati o il nuovissimo standby per riprendere le nostre partite senza necessariamente essere vincolati dai sistemi di salvataggio scelti dagli sviluppatori.

Le somme che tiriamo da questa nostra rapida dissertazione è che, a conti fatti, ciò che abbiamo in mano è la XMB, nulla di più, qualcosina di meno. Veloce, scattante, organica (se si ignora la voce Impostazioni, s'intende), con meno caricamenti e meno rischi di vedersi il sistema in crash per via dei tanto temuti errori di lettura; inspiegabili tuttavia elementi come l'assenza dell'indicatore carica percentuale di batteria, perchè mai rimuoverlo? D'accordo, il nuovo pack non è (ufficialmente) rimovibile, ma è sempre apprezzabile avere sottomano un indicatore chiaro ed univoco sul suo stato attuale e complessivo, onde evitare di fare i conti all'improvviso con la sua naturale usura. Pertanto sempre ottimi voti per l'interfaccia utente creata da Sony, un plauso ai lievi miglioramenti dati dalla memoria interna e dalla rimozione delle attese per le parti meccaniche, ma con qulche remora per ciò che poteva essere.
Ma basta con tecnicismi e minuziosi esami, piuttosto selezioniamo un gioco e vediamo come la PSP Go se la cava sul campo.


--------------------
Just keep tryin'
Keep on flyin'
I will be the light...

- from Last Exile: Cloud Age Symphony -


Togisumasareta tsume wo hate ima kagayaku tame ni sono kiba wo muke...
Shiren wa norikoerarenai hito ni osoikakari wa shinai!

- from Megaman X8: Wild Fang -


Se il mio PSN-ID è vuoto, non supponete io sia un nintendaro. Il MegaDrive continua a rullare.



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Messaggio #5 messaggio Tuesday 21 September 2010 - 21:26
Utilizzo e Performance


Date le sue speciali premesse, utilizzare la PSP Go è decisamente qualcosa di differente rispetto a quanto siamo stati abituati a vedere sino ad ora: in particolare, iniziamo questa parte della discussione dal sistema di Digital Delivery che costituisce il cuore della "experience" proposta da Sony.




Il primo passo è, senza alcuna ombra di dubbio, procedere con l'iscrizione al Playstation Network, servizio online a marchio Sony decisamente completo e curato nonchè in continua evoluzione, non ultima l'aggiunta del servizio Plus. Il processo di acquisto e download dei giochi è estremamente semplice, potendo contare su un sistema di fondi sia "fisico" (collegando al propio account i dettagli della propria carta di credito - la Postepay è assolutamente perfetta) oppure sulle comode Playstation Card, schede prepagate non dissimili dalle ricariche telefoniche vendute in ogni negozio specializzato in tagli da 20€ e 50€; particolarmente piacevole inoltre scoprire come, sebbene i prezzi di titoli day one non si discostino molto da quelli applicati ai giochi UMD, il Playstation Store sia continuamente vivacizzato da offerte assolutamente irripetibili.


La piattaforma di digital delivery è raggiungibile sia da PSP che da PS3 e da PC tramite il già citato software Media Go, a sua volta fondamentale se si vuole utilizzare la nuovissima tecnologia SensMe già descritta; il vantaggio dell'utilizzo da console è la possibilità di abilitare in automatico la macchina ai contenuti scaricati (ricordiamo che è possibile installare software su un massimo di quattro console Playstation Portable, ogni licenza incrementale disabiliterà la più "anziana"), tuttavia i nostri test hanno dimostrato come il PC la faccia da padrone per la fruizione dei contenuti PSN.
Abbiamo scaricato ed installato sulla nostra console Gran Turismo, celeberrimo titolo di Polyphony rivisitato in chiave portatile: il download di 1Gbyte ha impiegato un'ora e mezza a completare il download direttamente dalla XMB della nostra PSP Go, mentre soltanto venti minuti utilizzando Media Go ed ovviamente una buona connessione ADSL: a ciò si somma un tempo standard di trenta minuti per la validazione del contenuto e la sua installazione su memoria interna della console.
Alla fine dell'esperienza, ci troviamo onestamente in bilico sul parere da dare: i server Sony si sono comportati in maniera ineccepibile, garantendo un browsing veloce e consistente delle molte categorie a disposizione, coprenti dalle demo ai contenuti aggiuntivi sinanche ai giochi completi (non limitatamente alla PSP) e persino film, ognuno con chiaramente indicato livello necessario di protezione genitori, prezzo, features e quanto ancora necessario ad una perfetta fruzione - nonchè ad uno shopping consapevole, dato che pare non essere più d'uso comune giocare alle demo, supponiamo complice il dilagare dei Custom Firmware. E' sconsigliato affidarsi alla PSP per i download, dati i tempi e lo stress a cui viene sottoposto l'hardware, ma su PS3 e PC il processo è semplice, veloce, efficace: alla fine basterà connettere la console per trasferire il contenuto acquistato con estrema facilità, il tutto senza star dietro a code nei negozi, eventuali partite difettose o bug nel software di gioco (essendo possibile per Sony aggiornare i contenuti, oltre alla già presente funzione di update da XMB). Cosa non ci ha convinto? In verità poco: da un lato abbiamo il puritanesimo del non desiderare un mero file su Memory Stick al posto di custodia e libretto, dall'altro come non solo alcuni titoli - clamoroso il caso di Kingdom Hearts Birth by Sleep - non siano presenti su PS Store, ma ciò annienta di fatto il mercato dell'usato: si è alla mercè delle decisioni economiche delle software houses, o di Sony stessa. Prima di passare oltre, precisiamo però che il PSN è una risorsa condivisibile anche dagli altri modelli della linea Playstation Portable, punto da tenere in considerazione nella valutazione di un acquisto.

Piccola e compatta, e si vede. Disegnata con in mente le piccole sbavanture della 3004, e si vede. Sebbene non ci siano upgrade hardware la trasizione da console spenta/standby è comoda e veloce: basta estrarre la piccola Sony dalla tasca dei jeans e far scattare verso l'alto il pannello visore per ritrovarsi in non oltre otto secondi fra le familiari onde della XMB, che beneficia enormemente dal passaggio supporto ottico->memoria FLASH (ma anche in caso si scelga di equipaggiare le performanti Memory Stick M2): all'ottima interfaccia grafica si unisce una fluidissima transizione fra i contenuti memorizzati, gestibili con grande semplicità tramite il menù richiamabile con Triangolo; i possessori delle precedenti varianti si troveranno a casa fra le varie opzioni, categorizzazione compresa, tuttavia rimarranno certamente compiaciuti di quanto rapidamente si possa passare da Wipeout Pulse a Resistance Retribution senza perdersi in cambi disco, tempi di caricamento ed il temutissimo "pallino pulsante ad libitum" che tante volte indica la prossima dipartita del lettore UMD. Una volta selezionato il nostro gioco, il classico gameboot di casa Sony allieterà i nostri schermi per i consueti dieci secondi di noia mortale, mentre appena una manciata di secondi costituiranno l'attesa una volta correttamente avviati i software di gioco - due scatti della lancetta sono stati sufficienti per veder apparire sullo schermo le prime immagini di Dissidia: Final Fantasy.
Ma andiamo ora a descrivere come di consueto le nostre impressioni per ogni singolo aspetto di questa piccola console.

Display
Ah, finalmente ci siamo, salvo punire l'ideatore del mezzo pollice in meno possiamo affermare con soddisfazione che le imprecazioni dell'utenza post-3004 hanno rimesso con i piedi per terra i progettisti di Sony. Lo schermo montato sulla PSP Go si dimostra realizzato con cura ed attenzione, a livelli forse poco inferiori rispetto ai blasonati Super LCD di attuale generazione, con un pannello dai colori brillanti e dai neri sorprendentemente profondi per essere, in fin dei conti, montato su una console portatile prodotta dalla "nuova" Sony - come gli utilizzatori dei Vaio ben sapranno. Abbiamo già citato le scanlines, croce della serie di punta attuale e argomento di dibattito fra i giocatori che hanno sborsato quanto necessario per la serie 3004; i nostri test non hanno evidenziato tale problema, sebbene rimanga una problematica che alcuni giocatori continuano a lamentare sporadicamente, ma possiamo confermare che nemmeno i momenti più concitati di Logan's Shadow hanno colto il pannello alla sprovvista, che mantiene inoltre un angolo visuale assolutamente eccellente, difficilmente pareggiabile da qualsiasi altra rivale, eccezion fatta ovviamente per eventuali LED/OLED, più una rarità che altro. Non c'è che dire, la famiglia PSP abitua bene sotto questo aspetto, vista anche la vocazione multimediale, tuttavia troviamo lievemente dubbia la posizione "esposta" dello schermo, ora nemmeno separato dal piano d'appoggio/attrito dalla pulsantiera, cosa che spesso, nell'utilizzo o nel trasporto, impone attenzione nel non appoggiarla schermo contro il tavolo o, peggio, contro il denim degli immancabili jeans; ciò ovviamente senza contare l'incavatura perimetriale descritta prima, un vero nido di polvere.
Ciò non toglie, però, che solo quel mezzo pollice disperso impedisce a questo schermo di essere, a tutti gli effetti, il migliore impiegato nella produzione della console di casa Sony, senza nessun'ombra di dubbio (salvo, forse, per i puristi dei pannelli Sharp montati sulle PSP 1000 di terra nipponica).

Audio
Se è vero che difficilmente la PSP potrà mai restituirci il sinfonico rumore di un V8 Ferrari, se è vero che troviamo ancora inspiegabile lo sbandierare la dicitura Dolby Digital quando si parla della semplice codifica Pro Logic, è altresì vero che il processo di miniaturizzazione non intacca - troppo - la PSP Go, che anzi ne esce a testa accettabilmente alta. Come di consueto abbiamo due minuscoli speaker posti a ciascun lato dello schermo, speaker rimasti assolutamente invariati (dimensione a parte) rispetto alla serie 3000. A nostro avviso, non vi sono differenze in qualità e volume: ci troviamo di fronte ad un sottosistema audio perfettamente equivalente, salvo forse un volume massimo lievemente più basso, anche se l'impressione è puramente soggettiva. Diverso il discorso "qualità", che ci si rivolga ai giochi o all'ottima multimedialità offerta via XMB: non possiamo nè vogliamo aspettarci un risultato al pari con Bang & Olufsen, Bose o Dynaudio, ma nulla è stato fatto da Sony per migliorare l'impatto del sistema, che rimane al pari con un vivavoce da cellulare di fascia alta e ben al di sotto di soluzioni dedicate come, ad esempio, adottate da Samsung, specialmente arrivando a volumi più alti dove, inevitabilmente, le frequenze tendono ad un certo overlap con perdita dei più fini dettagli audio o di tracce che presuppongono un volume inferiore o una più accurata resa, ovviamente impossibile da ottenere. Non si fraintenda, la resa complessiva è accettabilissima e godibile, ma inutile cercare di far passare lucciole per lanterne agli audiofili, che si dovranno rivolgere a cuffie Bluetooth e non per ottenere un suono pieno e soddisfacente, lasciando alle casse il compito di appagare l'udito mentre ogni altro senso è impegnato nell'azione di gioco. Oh, naturalmente non dimentichiamo la simpatica aggiunta, già esaminata, dell'equalizzatore interno della console: funzionale, intrigante, ma in fin dei conti perfettamente inutile, se ci è permesso esser brutali.

Connettività
E' piuttosto curioso dover aggiungere anche questo capitolo alla recensione, considerando come, a conti fatti, ciò che ad una console portatile da gioco serve effettivamente è una piccola scheda WiFi per poter accedere sia al multiplayer in locale, cortesia della connessione ad-hoc mutuata dai PC, sia al più vasto mondo di Internet tramite hotspot pubblico o privato. In verità la PSP ha sempre lievemente sofferto sotto questo punto rispetto alle dirette avversarie - e si, stiamo parlando di Nintendo, supportando all'uscita meramente il gioco in locale e soltanto in seguito dapprima il gioco online in titoli come Socom ed infine l'ultimissimo sviluppo con Ad Hoc Party, consentendo l'utilizzo di una PS3 per l'emulazione di una connesione in locale.
Dobbiamo purtroppo deludere constatando come l'adattatore di rete impegnato non aggiunge nulla di più di quanto già visto, confermando il supporto degli standard b e g ma non adottando nemmeno uno dei vari "draft" del recentissimo - e performante - standard n; i nostri test mostrano tuttavia un segnale decisamente stabile, in linea con la componentistica già impiegata per i modelli classici, di cui eredita buona resa complessiva. Ottima anche l'integrazione con PS3, anche questa da aspettarsi, sia con il sopracitato AHP che con funzioni già esistenti come il Remote Play.
Ad intrigare è la presenza della radio Bluetooth: auricolari e cuffie wireless, ottimo! Pad PS3... no, questo è decisamente atipico. Se dunque volete qualcosa di più della piccola pulsantiera della Go, perchè non usare il vostro Dualshock 3 o Sixaxis, che ora giace sulla vostra PS3? Grazie al protocollo di comunicazione BT, basterà chiudere il pannello visore per godersi i propri titoli preferiti col decisamente più comodo manettino di casa Sony.
Ma, come prevedibile, non è tutto oro quel che luccica ed i progettisti nipponici non hanno fatto i conti con la mancanza di una modalità scoperta dei due controller, la stessa che tutti noi utilizziamo per la connessione di due cellulari, o di un auricolare, o di qualsiasi altra cosa. Le conseguenze? Che sia la PSP Go che il pad devono obbligatoriamente essere connessi ad un sistema PS3 per il primo pairing, oppure per cambiare controller accoppiato, pena l'impossibilità di sfruttare questa funzione, scelta obbligata ma vicina al ridicolo se si pensa a chi non possiede la console casalinga in questione.
Ad ogni modo, la procedura è la seguente:
  1. Attivare la radio Bluetooth (opzionale)
  2. Alla sezione "Gestisci dispositivi Bluetooth", scegliere "Registra controller sistema PS3"
  3. Collegare sia la console che il controller alla PS3, accendendo successivamente il pad tramite tasto PS
  4. Attendere qualche istante per la registrazione, infine scollegare entrambi i dispositivi
  5. Da questo momento, controller e PSP sono registrati a vicenda

Il vantaggio principale di ciò è dato dalla possibilità di azzerare buona parte dei problemi di ergonomia di cui la PSP Go potrebbe (rimandiamo il lettore al paragrafo specifico) soffrire tramite uso del sempreverde manettino a marchio Playstation; ovviamente, ci si dimentichi amenità quali la personalizzazione dei pulsanti, il rumble o il tanto agognato secondo stick analogico...

Ma ciò non è certo la fine: data la natura strettamente "connessa" della console, è ora possibile sfruttare, come agli albori di questa tecnologia, un cellulare accoppiato via Bluetooth come modem, potendo così accedere in piena mobilità al PSN ed ovviamente allo Store, azzerando il rischio di rimanere a secco di software Playstation anche nel più remoto angolo del globo. Come fare? Semplice, è sufficiente innanzitutto effettuare il pairing di telefono e console tramite il già citato menù "Gestisci dispositivi Bluetooth", proseguendo come per qualsiasi altra procedura analoga (inserimento del passcode compreso) ed in ultimo verificare che il nostro cellulare figuri nella lista dispositivi. A questo punto, fra le opzioni di configurazione WLAN pertinenti la modalità infrastruttura, sarà sufficiente scegliere di impostare un modem Bluetooth, fornire i dati di connessione del proprio fornitore (o tentare col recupero automatico da telefono, o ancora col codice *99#), lasciare il resto in default e si sarà online in un batter d'occhio.
Le prove sono state effettuate con una varietà di telefoni cellulari, dai più vetusti Nokia 6600 ad un recentissimo Samsung Omnia II, ottenendo una connessione stabile ponendo i due device fianco a fianco, utilizzando con profitto il browser internet ed accedendo al Playstation Network. Ma dov'è l'inghippo? Naturalmente nella catastrofica rete cellulare nostrana: se i giocatori d'oltreoceano possono contare su una media di 100kb/s in quanto a velocità, qui tutto sarà legato alla vostra locazione ed alla presenza di un segnale ad alte prestazioni, nello specifico il 3G o, ancor meglio, HSDPA/HSUPA. I test condotti con i cellulari GPRS hanno ovviamente reso praticamente impossibile la fruizione di contenuti avanzati (leggasi, Store) e finanche del normale browsing, mentre molto più incoraggianti i test sotto copertura 3G e con PDA dotati delle tecnologie sopracitate, sebbene sconsigliamo al lettore di effettuare un redownload di Peace Walker in simili condizioni, per i motivi di cui oltre e, naturalmente, onde evitare di incorrere in bollette decisamente salate; ci si ricordi infatti che un piano dati di tipo flat è pressochè necessario per avvantaggiarsi di questa possibilità offerta dalla console, pena appunto notevoli esborsi economici.

Come valutare il Bluetooth su una PSP? A giudicare dal divertimento avuto giocando con Gran Turismo, diremmo abbastanza positivamente, potendo contare su una funzione a prima vista inutile, ma ad un secondo esame abbastanza comoda se si ha con sè un Dualshock 3/Sixaxis ed un cavetto USB; analogamente, e presupponendo la già menzionata tariffazione flat, molto comodo poter sfruttare il proprio cellulare per mantenere la Go connessa e pienamente operativa anche in situazioni in cui una connessione WLAN libera o di proprietà non è disponibile, fosse anche solo per il download di un Minis.
Di nuovo, Sony ha però fatto i conti senza l'oste, che in questo caso porta il nome di "batteria": sommando al normale dispendio energetico anche quello della radio BT, sembra già abbastanza evidente come vedrete l'indicatore batteria calare molto rapidamente, rendendo queste chicche sostanzialmente parole sul manuale se non si è nei pressi di una fonte enercetica, presa USB o presa a muro che sia. Se escludiamo questo piccolo, fondamentale dettaglio, reputiamo comunque le possibilità aggiuntive di cui la Go è dotata un plus utile, forse ad una ristretta cerchia, ma certamente utile, fermo restando ovviamente come sia possibile aggiungere a ciò l'ascolto in cuffia senza fili, decisamente più alla portata dell'utente medio.
Ovviamente, sempre occhio alla batteria.

Ergonomia
Le press release di Sony sono sempre state un tripudio di dati tecnici sbandierati a gran voce, non poteva certo mancare l'accento sulle dimensioni ancor più ridotte della Go rispetto alla già elegante 3004 Brite, ed in effetti ci troviamo di fronte ad un vero gioiellino in termini di compattezza. Abbiamo già descritto la console, ma i nostri test hanno dimostrato in maniera evidente quanto più comodo sia portarsi appresso il mattoncino Go piuttosto che le revisioni precedenti: immaginiamo il DS Lite e il Sidekick abbiano insegnato molto a Sony sotto questo punto di vista. Se estrarre e riporre dalla tasca o da un lanyard la console non è un problema, tale comodità si estende anche all'utilizzo gaming?

In tutta onestà, reputiamo che l'eccessiva miniaturizzazione abbia nuociuto non poco alla Go. Andando con ordine, la prima cosa che si avverte è la mancanza di bilanciamento fra le due metà del meccanismo a slide: la batteria e la scheda madre poste inferiormente a poco servono per garantire equilibrio quando superiormente è presente il peso di speakers, schermo ed ovviamente gli elementi in metallo necessari all'infrastruttura, composta invece da plastica inferiormente. E' inoltre presente una lieve vibrazione causata dal meccanismo di slide, assolutamente normale ed attesa ma comunque da aggiungersi alla necessità di compensare lo squilibrio sino a qui descritto. Alla presa, la console risulta si comoda se le vostre dita non sono esageratamente grandi, tuttavia nemmeno i giocatori dalle mani particolarmente affusolate potranno evitare quel fastidioso senso di avere tra le mani non una console da gioco, bensì una sfoglia o un cracker. Francamente, la metà inferiore è troppo leggera e sottile per poter assicurare una presa stabile e confortevole, trasmettendo una costante sensazione di fragilità e necessitando di un supporto supplementare che noi abbiamo fornito spostando parte della forza sugli indici appoggiati ai tasti dorsali, a loro volta facentisi carico del peso del pannello visore; ci preoccupa anche il meccanismo dello slide, solido si ma comunque intrinsecamente fragile dopo scatti ripetuti, senza contare che non sono stati progettati attenuatori dello scatto della console, che si apre e si chiude con sonori click.

Ma lo scotto più alto lo paga sicuramente la giocabilità: abbiamo infatti ora una pulsantiera non più comodamente distribuita fra strip sotto lo schermo e aree di controllo adeguatamente distanziate; il tutto è ora ridotto all'osso con due zone molto ravvicinate ed un feeling delle pulsantiere che non ci convince affatto. Entrando nello specifico, tutti i tasti hanno subito un processo di miniaturizzazione, decrementando non solo lo spessore ma anche la corsa degli stessi: la croce direzionale di certo è anni luce avanti rispetto alla problematica variante del primo modello, riuscendo di poco a salvarsi in termini di ergonomia rispetto invece al resto del set dei controlli, risultando comunque accettabilmente comoda per l'input direzionale ma non per titoli che richiedono un controllo preciso delle diagonali, picchiaduro in testa, che risulteranno lievemente più ostici sulla macchina. Un altro dettaglio che ci lascia perplessi è l'hub analogico posto immediatamente a destra del D-Pad: necessario per il nuovo assetto, ma è realmente più comodo? I nostri test non hanno rivelato grandissime problematiche, salvo forse in titoli, come Logan's Shadow, ove il controllo ibrido o la varietà di utilizzi imposti alla croce rendono forse un tantino impacciato il passaggio da una posizione di estensione ad una di flessione del pollice, mentre sui modelli attuali è sufficiente un riposizionamento facendolo scorrere lungo la faceplate. Al lettore l'ardua sentenza, dunque.
Questo "effetto sogliola" di sorta è incredibilmente evidente quando si passa alla metà destra: il feeback dei tradizionali quattro tasti è fortemente diminuito e, a dirla tutta, ben poco soddisfacente, con l'impressione o di aver appena sfiorato il controllo o di star rischiando di perforare l'intera console durante i momenti di gioco più concitati - naturalmente, sorvoliamo su Start e Select, oramai ridotti a lamine plastiche senza praticamente nessun feedback, forse in virtù del loro limitato utilizzo; scelta non troppo saggia, se Sony intende rilasciare altri Monster Hunter Portable... - senza contare che la superficie di pressione è lievemente inferiore rispetto alla serie 3000, cosa che di nuovo svantaggia i giocatori con mani più larghe, ma neanche poi di tanto: i tasti paiono più a misura di bambino che altro.
Il culmine, o forse il colmo, di questa pazza corsa al contenimento delle dimensioni si raggiunge però esaminando i tasti dorsali: due strisce di plastica cromata (da singolo lato, forse per dar immagine all'utilizzatore della loro triste sorte dopo esposizione a sudore ed altri aggressivi?) dal feedback sorprendentemente più che buono ma assolutamente inadatte a sostenere il carico di lavoro che spesso gli si chiede. Il punto è infatti uno dei più critici della console: appena qualche millimetri più in basso è l'ancoraggio del meccanismo di slide, superiormente si è confinati dal pannello visore (il cui peso, come già detto, poggia sul fianco del dito indice di ciascuna mano) mentre lo spazio risicato si traduce nella necessità di utilizzare solo una frazione del polpastrello per andare ad agire sui controllo. Risultato? Dipende da voi: i più fortunati riusciranno, con una posizione relativamente naturale, ad agire perfettamente sullì'intera lunghezza del tasto, mentre altri si ritroveranno o ad usare metà della superficie oppure optare per la classica scelta di far forza sulla curva del tasto dorsale, decisamente più comoda ed efficace. Un passo indietro rispetto a quanto già visto e su questo non c'è dubbio alcuno.

Insomma, come si gioca con la PSP Go? Se avete mani piccole ed affusolate e questa è la vostra prima macchina da gioco portatile, allora non avrete certo remore nell'adattare un pò posizionamento e riflessi secondo la filosofia del "tutti assieme allegramente nel raggio di quindici centimetri"; viceversa se provenite da un sano DualShock o un ancor più sano controller Super Famicom preparatevi all'impatto. E' più che altro un problema di ergonomia radicato nella "non universalità" delle spaziature e nella parsimonia di corsa dei tasti, cosa che da un lato fa sembrare alquanto strano l'intero impianto dei controlli rispetto alle varianti sia casalinghe che PSP-non-Go a chi non ha problemi di girodito, a quest'ultimi invece rende il feedback praticamente nullo. Durante le nostre sessioni di Gran Turismo, abbiamo lievemente risentito per i primi tempi del nuovo assetto, finalmente trovando dopo una mezz'ora una posizione confortevole; tuttavia, rimane ancora quella strana sensazione di non perfetto controllo sul gioco, forse un retaggio dei sonori click dei tasti?

Non possiamo dare un giudizio definitivo sul tutto, dunque, ma lasciamo al lettore il compito di valutare in base al proprio stile di gioco - ed alla propria presa tattile, limitandoci a rimanere dubbiosi sulle scelte progettuali di Sony.

Autonomia
Un punto chiave di qualsivoglia recensione/introspettiva che si rispetti è senza ombra di dubbio l'imparzialità. E dunque per questo bocciamo senza alcun dubbio le scelte dei progettisti Sony sotto questo particolare profilo.
930mAh a fronte di una capacità di ben 1800mAh dell'indimenticabile Battery Pack opzionale sulle 1004? Una battuta di spirito decisamente poco divertente, ve lo possiamo assicurare; qualche paragrafo prima abbiamo constatato i tempi di scarica in uso non continuativo, ma ulteriori prove e raffronti includenti anche lo stato di idle e vari spegnimenti/riaccensioni hanno mostrato tutti i limiti della fonte di energia in dotazione, particolarmente penalizzata a quanto sembra anche nel power cycling (accensione/spegnimento, appunto), costringendoci in caso di sessioni intense - ma sempre compatibili con la natura "portatile" della macchina - a frequenti visite alla più vicina presa di corrente, con relativa religiosa attesa. Altro particolare da non trascurare è che, a distanza di un anno, ci pare di percepire un certo qual grado di perdita di efficienza del Battery Pack, con contrazione dell'autonomia complessiva.

A questo aggiungete il fatto che la sostituzione comporta l'invio in assistenza e la proverbiale frittata è fatta.
Ora, ad un'attenta analisi della macchina e della componentistica interna, ci era già apparso chiaro durante la nostra prima analisi come una batteria rimovibile fosse non solo possibile, ma anche in qualche modo prevista: allora perchè questa scelta che per Apple funzionerà pure, ma è un azzardo per praticamente chiunque altro? Se le azioni di Sony sin qui avessero ancora lasciato dubbi in alcuni lettori, la clamorosa rimozione dell'OtherOS nelle vecchie Playstation 3 dovrebbe fugarli, siamo alla solita, maniacale ossessione di Sony per la sicurezza delle proprie macchine. Vero, non possiamo dar loro torto dato l'immenso danno che i Custom Firmware hanno tristemente arrecato alla casa nipponica - è raro che l'utente finale comprenda quale il loro reale uso sia, accecato dalla prospettiva di giochi completamente gratis - ma da qui al condannare la console ad un così pesante handicap ce ne corre, senza contare che la PSP Go basa la sua esistenza sulla connessione con il Playstation Network, connessione che risulterà difficile avendo la batteria completamente scarica (si, siamo causticamente sarcastici). E dire che sarebbe bastato un approfondito controllo del firmware in congiunzione a dei nuovi trigger del Service Mode per rendere blindata la macchina... oh bella, ma la macchina è tutt'ora blindata contro l'utilizzo di software illecito! Allora a che pro tutto questo? Semplicemente a nessun pro.
E allora non possiamo far altro che raccomandare o spericolate acrobazie di saldatore per provvedere alle manchevolezze di Sony, oppure un qualche amennicolo per la ricarica via USB come quelli venduti da note marche di pile in ogni ferramenta, onde evitare di finire l'energia a pochi metri dal traguardo. Letteralmente.

Hacking
Oramai, dopo essere giunti alla revisione n-esima dell'hardware PSP, dovrebbe essere abbastanza chiara la posizione della multinazionale nipponica nei confronti di homebrew ed affini - ferocemente ostile.
La PSP Go fin dall'inizio è stata prodotta con il firmware 5.70, frutto di un'accuratissima revisione del codice effettuata da Sony prima dell'immissione sul mercato e reso celebre per aver reso nulli più di cinque exploit kernel mode in un sol colpo, nonchè con una scheda madre recante modello TA-91, poi aggiornata a TA-94 tacitamente. Ora siamo al firmware 6.31, ma cosa esattamente ci offre sotto questo profilo l'ultima nata di casa Sony? Inaspettatamente, più di quanto offrano i predecessori.

Oramai è ben noto a chiunque come l'Half Byte Loader, capolavoro di wololo e m0skit0, sia più che capace di avviare homebrew con eccellenti risultati anche su tutti quei modelli di console, Go inclusa, cadute vittima dei nuovi sistemi di sicurezza Sony: tramite una falla nella gestione dei salvataggi in Patapon 2 - Demo il loader col tempo ha costantemente incrementato la propria compabilità ed il proprio parco funzioni, fino ad essere al pari con i più blasonati Custom Firmware, al netto naturalmente delle possibilità di avvio di backup. Non solo la Go non fa eccezione a questa regola, bensì un particolare exploit kernel consente di stimare le chiamate di sistema (syscalls) con notevolissima accuratezza, incremendando marcatamente la compatilbilità dell'HBL come dimostrato dai nostri test già pubblicati sul Sito e disponibili agli altri utilizzatori della macchina.
La PSP Go, dopo un periodo iniziale di "sbandamento" dovuto all'immaturità del loader, si è dimostrata al pari delle altre capace di accedere al vasto parco homebrew già a disposizione delle portatili Sony: nota dolente era, ai tempi, l'implementazione dell'output audio nella maggior parte degli homebrew (legata a SDK non certo preparati alla Go!) nonchè la gestione dei file su memoria e il crash pressochè immediato qualosa si tentasse di manipolare funzioni di sistema più complesse, o caricare PRX non firmate. Ovviamente quest'ultimo problema è tutt'ora irrisolvibile, ma che ora vogliate emulare con Daedalus, giocare on Wagic o risistemare i vostri file con Game Categories non pone problemi di sorta. Naturalmente ciò non si estende ai già citati software che necessitano manipolazione delle flash, il che esclude modifiche alla XMB e, non abbiamo bisogno di dirlo, qualsiasi cosa somigli ad un CFW installer!

Se da un lato la mannaia Sony è caduta sull'exploit, oramai patchato dal firmware 6.30 in su, fortunatamente nuovi se ne scoprono ogni giorno, sebbene non sempre si abbia la fortuna di trovarne in un'altra demo non patchabile e disponibile alle masse - anche il recente 6.31 è caduto sotto un bug di Everybody's Golf. Ed eccolo qua l'inghippo. Il vero punto dolente della PSP Go in salsa HBL è l'infernale meccanismo aggiornamenti-PSN: si vuol giocare? Vanno acquistati i titoli da PSN, o quantomeno vanno scaricati dal PSN se si ha l'immensa fortuna di avere fra le mani un voucher o una PSN Card specifica per il gioco in questione. Si vuol scaricare dal PSN? La console va aggiornata all'ultimo firmware disponibile, spesso rilasciato escluivamente per le sue virtù "antipirateria" (sic) e non per particolari nuove funzionalità; il discorso si ripete anche bypassando il tutto via Media Go, proprio in virtù dei requisiti di sistema minimi di ciascun gioco e finanche demo, celeberrimo sotto questo profilo MGS Peace Walker - e naturalmente qualsiasi cosa non sia una demo può essere patchata rapidissimamente da Sony ritirandola dal PSN e sottoponendola a scrutinio. Insomma, grandi potenzialità, ma ancora una volta l'uso sconsiderato a fini non esattamente leciti delle precedenti scoperte ha posto Sony sul piede di guerra, a nostro discapito.
Per il momento promuoviamo comunque a pieni voti la Go, che finalmente porta il mondo homebrew a dimensioni compatibili con le nostre tasche sebbene a conti fatti non ci siano sostanziali novità, salvo forse aggiornamenti ai tool di sviluppo onde supportare il nuovo modulo Bluetooth integrato.

E adesso, detto quanto andava detto, finalmente, traiamo le dovute conclusioni.


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Messaggio #6 messaggio Tuesday 21 September 2010 - 21:27
Conclusioni


Dal primo ottobre 2009, acqua sotto i ponti ne è passata, tante parole sono state sprecate e tanti articoli sono stati scritti. Ma, a che pro scrivere della PSP Go se non per darne una concreta ed esaustiva opinione? Quasi trecentosessantacinque giorni dopo, vogliamo non ripetere noiosamente quanto già scritto sui comunicati Sony o su Wikipedia, bensì risolvere il solito, spinoso quesito: questa console vale il suo prezzo? Successo o flop?
L'abbiamo usata, modificata, sviscerata, messa a nudo, esaminata per tutto questo tempo ed ora siamo pronti a consegnare ai nostri lettori i risultati del nostro scrutinio.

Onestamente, il tempo è stato impietoso con la Go, con dati di vendita se non abissali comunque eccessivamente al di sotto delle aspettative per una macchina di tale potenza ed inclusa nel blasonatissimo marchio Playstation; se sui mercati "non ad ideogrammi" l'accoglienza è stata tiepida ma comunque tangibile, il Giappone ha stroncato la portatile di casa Sony senza troppi problemi, con figure di vendita non troppo discoste da quelle della PS2, macchina alla fine del suo ciclo vitale, superate persino da quella Xbox 360 che Microsoft non è mai riuscita a far decollare. Troppe novità, troppo netto il taglio col passato e, soprattutto, con un mercato da essa stessa creato: niente UMD, prezzi a volte convenienti, a volte inspiegabilmente identici a quelli delle controparti fisiche, mercato dell'usato azzerato e, dulcis in fundo, totale inutilità degli accessori prodotti fino a quel momento. La frittata è fatta.

Ma, ad esser sinceri, dopo questa lunga disamina puntiamo il dito contro Sony, perchè nelle nostre mani abbiamo un'eccellente console le cui ali sono state prematuramente tarpate per scelte se non assurde certo inspiegabili: sin dal primo momento, è innegabile il meraviglioso esercizio in design e stile, con linee morbide, lucide, compatte. La PSP Go è portatile all'estremo, comoda da tenere appesa al collo, discreta da tenere in tasca, con un utilizzo certo peculiare degli spazi per non lasciar fuori nulla di quello che ha fatto la fortuna della sua sorella maggiore.
Abbiamo uno schermo più piccolo, ma privo dei difetti della serie 3000 e con la stessa lodevole qualità visiva che i videofili non mancheranno di gustare, abbiamo l'aggiunta della radio Bluetooth e di una pletora di funzioni ad essa connesse - sicuramente brillante l'interfaccia con i controller PS3, sebbene minata dalle limitazioni discusse nell'articolo, abbiamo un sottosistema audio certo immutato, ma maggiormente legato alla novità della console, ancora spinta dalla completa ed efficiente XMB e dai servizi online Playstation Network; abbiamo tutto, senza compromessi.

Ma abbiamo anche una console delicata, a tratti quasi fragile: perchè così poca cura nel bilanciamento della macchina con pannello visore aperto? Perchè tasti così piccoli, evidentemente scomodi nell'uso qualora non si abbiano dita affusolate (come abbiamo avuto modo di vedere e comprovare), per di più incastonati in un'area della console troppo sottile e dal peso risibile, ben lontana dall'effetto mattone delle PSP tradizionali? L'ergonomia della Go è certo otticamente piacevole, ma può causare notevoli problemi durante l'utilizzo, in particolare vedendo come alcuni titoli siano nati e cresciuti con in mente lo schema di controllo tradizionale anzichè quello "compresso" della N1000; forse era previsto l'acquisto dell'orrendo "frisbee" adattatore per l'utilizzo della precedente serie di accessori, ma anche nel nostro sarcasmo dobbiamo tristemente constatare la poca lungimiranza dei progettisti Sony. E poco migliora la situazione prendendo in considerazione la batteria: sottodimensionata, non rimovibile (quasi), posizionata in modo incorretto nel contesto del bilanciamento dei pesi.
Ciò si trasforma, naturalmente, in un'esperienza di utilizzo e gioco senza punti fissi, estremamente soggettiva ed assoggettata alla fisicità del giocatore, nonchè alla sua abilità di evitare crampi mentre abbatte titani e mostri alieni; è possibile glissare su un maldestro errore di gioventù, ma non sul passo falso di un veterano quale Sony a tutti gli effetti è.

Ma, a nostra opinione, la stretta relazione PSP-PSN è ciò che costituisce allo stesso tempo la tomba e la gloria della PSP Go.
Niente usato, prezzi altalenanti e poco logici, incredibili manchevolezze (di nuovo, Birth by Sleep, ci stancheremo mai di citarlo?): va bene concentrarsi sulla PS3, ma presumevamo Sony avesse imparato la lezione dopo le batoste subite per "merito" di Xbox Live. Il digital delivery rimane a conti fatti uno strumento decisamente delizioso, considerando come in nemmeno mezz'ora di cui appena una manciata di minuti effettivamente spesi alla tastiera abbiamo riempito i 16 giga gentilmente inclusi da Sony con musica, filmati, demo e giochi completi: se è vero che il client da XMB risulta lento e goffo, sottolineando il divario con le avversarie dotate di interfaccia touch (e non ci riferiamo all'iPhone), è altresì vero che Media Go ed il client PS3 sono invece assolutamente deliziosi e semplici da utilizzare, offrendo una suite completissima per la gestione di ogni funzione della macchina. Licenze, download, acquisti, detto fatto.
L'arrivo in Italia delle PSN Card e la diffusione delle carte di credito prepagate e/o ricaricabili rende l'uso dello Store Sony semplice ed indolore, salvo appunto i prezzi, con appena un minuto che separa l'uscita di un qualsivoglia gioco o film dal download sui nostri sistemi PSP, eliminando i problemi classici della distrubuzione tradizionale.
Eppure, in un mercato ove qualità e costo vanno accuratamente bilanciati, anche per evitare il versante pirateria, non è da encomiare la politica di adottare prezzi praticamente vicini al mercato retail: deduciamo sia questa la motivazione alla base delle vendite contenute, cosa che ha poi spinto la casa nipponica alla creazione delle linee economiche (Minis) e delle linee budget (PSP Essentials), ma il danno era ormai fatto, con vecchi acquirenti inferociti per l'inutilità delle precedenti collezioni e nuovi utenti irritati da una politica prezzi che poco tiene conto dei prezzi convenientissimi che il mercato dell'usato o degli scambi comporta. Si, siamo coscienti che molte software house sono esse stesse contro l'usato, ma francamente dell'opinione di Electronic Arts abbiamo smesso di curarci molto tempo fa.

E così giunge il fatidico momento: PSP 3004 o PSP Go N1000?
Dobbiamo purtroppo far pendere il piatto della bilancia in favore della prima.

E' inutile prendersi in giro e/o negarlo, ciò che la nuova nata di casa Sony fa, il precedente modello lo fa e probabilmente anche meglio: connettività tramite Playstation Network, UMD, accessori, batteria, grip ed ergonomia. E' vero, la PSP Go ha dalla sua le novità introdotte dalla radio Bluetooth, la sua splendida portabilità, uno schermo finalmente libero dalle stimmate della sua controparte più celebre, ma il gioco semplicemente non vale la candela. Un equalizzatore in più, uno slide verticale, qualche millimetro e grammo in meno non sempre sono un vantaggio e di ciò Sony deve e dovrà guardarsi onde evitare di ricadere nuovamente in quello che è un magnificente, splendido flop.
Eppure, sarebbe bastata una batteria più capiente e liberamente sostituibile, una migliore distribuzione del peso, uno schermo classico e dei tasti degni di questo nome per creare quella che, senza dubbio, sarebbe stato l'apice assoluto di questa macchina da gioco, unendone alle caratteristiche di potenza ed ergonomicità anche il design e le nuove opzioni di connettività che abbiamo esaminato nel corso dell'articolo, salvo ovviamente l'astrusa porta USB proprietaria di cui assolutamente non sentivamo la mancanza.

Plauso ed onore dunque ad una macchina piena di potenziale, dalle eccellenti caratteristiche e dalla ferrea volontà di provare a migliorare qualcosa di già ottimo, ma vergogna ed ignominia a chi, capoccia o progettisti, abbia tolto dal progetto PSP Go tutto quello che - e sottolineiamo come su ciò non nutriamo dubbi - l'avrebbe resa unica e irresistibile per ogni amante del brand Playstation in mobilità.
Ma non ci aspettiamo certo di essere giudici assoluti: consegnamo le nostre opinioni al lettore, nelle cui mani rimettiamo la scelta finale ed il ruolo di ago della bilancia quando, davanti allo scaffale, egli dovrà scegliere.

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